08. Juli 2012 · Kommentare deaktiviert für Pantelleria: schlimmstes Lager 2011 – Reportage mit Fotos und Film · Kategorien: Italien, Tunesien · Tags: , ,

Quelle: La Repubblica

Die Tageszeitung nannte im Juli 2011 das Lager für tunesische Boat-people auf der Insel Pantelleria ein „italienisches Guantanamo“. Hier die Reportage vom 11.07.2011:

Pantelleria, quel carcere per migranti

Vivono come fantasmi senza diritti

L’ex caserma Barone, sull’isola di Pantelleria, è dismessa da almeno un decennio perché inagibile. Doveva diventare un hotel di lusso ma oggi ospita 80 tunisini. Non è un Centro di identificazione e di espulsione, ma neanche di accoglienza. È un limbo dove non ci sono mediatori culturali, né assistenza legaleROMA – Doveva diventare un albergo di lusso ma l’ex caserma Barone sull’isola di Pantelleria si è trasformata in un carcere fantasma fuori legge. Materassi per terra, un cortile di cemento recintato con una rete metallica sormontata dal filo spinato, porte di ferro che fanno circolare poco l’aria. Per lo stato italiano non esiste una prigione in quel sito. Il ministero della Difesa l’ha dismessa, assieme al faro di Punta Spadillo, con l’intenzione di darli entrambi in gestione a privati per farne dei resort. E invece negli edifici in abbandono da decenni, dichiarati inagibili dal genio militare, sono reclusi circa 80 tunisini, sbarcati sull’isola in due occasioni, a fine giugno e due giorni fa. Fino al 7 luglio erano ‚ospitati‘ altri 150 uomini, richiedenti asilo arrivati dalla Libia. In passato pure una decina di minori sono stati trattenuti per giorni negli stessi locali. Con il caldo afoso di questi giorni si soffoca. Ma soprattutto l’ex caserma preoccupa perché è un luogo, senza nome, in cui si imprigionano decine di persone al di fuori da qualunque norma giuridica.

LA FOTOGALLERIA: Un inferno per migranti

Nessuno sa dire cos’è quella struttura. Non è un centro di identificazione e di espulsione perché all’interno sono stati tenuti anche i profughi in fuga dalla guerra, ma non è un centro di accoglienza vista la detenzione dei tunisini. „Una ventina sono rinchiusi negli ex magazzini da due settimane e sono in sciopero della fame da due giorni, qualcuno inizia a stare male – denuncia Erik Vallini, un volontario che presta la sua opera all’interno – invece l’ultimo gruppo di 60 persone da due giorni è detenuto nell’ex caserma adiacente in uno stanzone di 300 metri quadrati, dal quale si può uscire solo per prendere il sacchetto con i pasti per poi rientrare. Tra loro c’è un algerino diabetico che per fortuna si fa da solo l’insulina, ha anche l’epatite C ed è asmatico ma non ci sono le condizioni per curarlo all’interno perché non c’è un punto di assistenza“.

Il centro di accoglienza di Pantelleria si trovava negli ex magazzini della caserma, dove i migranti venivano rifocillati e rimanevano al massimo 48 ore prima di essere trasferiti altrove. Ma ora i tunisini vengono rinchiusi all’interno anche per un mese. „Sembra un pollaio – spiega Vallini – in 300 metri quadri siamo arrivati ad avere anche 70 persone chiuse dentro un recinto in condizioni orripilanti“. Con l’arrivo dei barconi dalla Libia, il comune ha chiesto alla prefettura di Trapani di poter usare temporaneamente l’ex caserma adiacente. Il centro non è gestito da nessuno,ci sono solo una decina di volontari di diverse associazioni: Caritas, Misericordie, Chiesa Evangelica e Protezione civile. A turni di due persone, distribuiscono i pasti, portano l’acqua e accompagnano i feriti in ospedale con l’ambulanza. „Carabinieri e finanzieri si comportano in modo professionale e cercano sempre di mediare – dice Vallini – il problema è che non c’è nessun mediatore culturale, le persone stanno qui intere settimane senza sapere nulla del loro destino, né capire cosa succede. La polizia prende le impronte digitali con un camper. Nel caso dei tunisini, ho visto una volta che gli veniva dato un foglio scritto solo in italiano in cui si nominava un avvocato d’ufficio che qui non si è mai visto“.

Identificazione, detenzione e nessuna tutela legale. Ecco perché le proteste sono state tante nel corso dell’ultimo mese, con materassi bruciati e atti di autolesionismo. „Qui siamo stati abbandonati a noi stessi, non siamo preparati su quali siano i loro diritti“ si sfoga Vallini. Soltanto Medici senza frontiere ha mandato un’ispezione dopo la segnalazione del volontario delle Misericordie. L’Ong conferma che la situazione negli ex magazzini è pessima e non rispetta le norme igienico sanitarie.

A Pantelleria non ci sono i grandi numeri di Lampedusa, ma l’arrivo dei profughi è sempre gestito dal Viminale con la logica dell’emergenza. Questo trasforma l’ex caserma Barone nel carcere degli invisibili. „Sono qui in attesa dell’identificazione e del trasferimento, questi sono gli accordi presi con la prefettura – dice il sindaco Alberto Di Marzo – la struttura non è agibile però ha l’acqua calda, ci sono gli spazi. Dobbiamo capire il governo cosa vuole fare perché se la situazione dovesse continuare dobbiamo dare accoglienza decente, in situazione di emergenza li mettiamo lì. Certo non è l’Hilton, ma è successo di peggio a Lampedusa quando la gente bivaccava all’aperto, qua sono al chiuso e gli diamo i pasti. Ringrazio i volontari per il grande impegno e il sacrificio“. Intanto il turismo è in crisi anche a Pantelleria, altro che nuovi resort. Secondo il primo cittadino il calo delle prenotazioni è dovuto all’immagine data dai media di un’isola frontiera sul confine di guerra.“Non siamo in mimetica ed elmetto – commenta – non siamo invasi da nessuno e cerchiamo di assistere esseri umani per come è giusto farlo“.

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