20. April 2017 · Kommentare deaktiviert für Aufruf für die sofortige Freilassung von Gabriele Del Grande · Kategorien: Italien, Türkei · Tags: ,

borderline-europe | 19.04.2017

borderline-europe zeigt sich bestürzt über die Verhaftung des italienischen Journalisten Gabriele Del Grande. Er wurde am 10. April 2017 von den türkischen Behörden während der Ausübung seiner Arbeit verhaftet. Seit vielen Jahren arbeitet borderline-europe mit Gabriele Del Grande zusammen, so wurden z.B. Lesereisen seiner Bücher und andere Informationsveranstaltungen zum Thema Migration mit ihm durchgeführt.

Del Grande erhielt 2010 den Menschenrechtspreis von Pro Asyl für seine schonungslose Dokumentation der dramatischen Folgen des italienisch-libyschen Kooperationsabkommens zwischen Gaddafi und Berlusconi. Seit 2016 recherchiert er für sein neues Projekt „Un partigiano mi disse – Ein Partisan erzählte mir“ über den Krieg in Syrien und die Geburt des IS, erzählt von ganz ‚normalen‘ Menschen, für die dieser Krieg zum Alltag geworden ist.

borderline-europe unterstützt den Aufruf des Schwestervereins Borderline Sicilia Onlus und fordert die sofortige Freilassung Gabriele Del Grandes!

Aufruf für die sofortige Freilassung von Gabriele del Grande

Wir äußern hiermit unsere große Besorgnis über die Geschehnisse, die der italienische Journalist Gabriele Del Grande seit dem 10.April durchleben muss: Er wird von den türkischen Behörden in einem Haftzentrum für Ausländer an der Grenze zu Syrien festgehalten. Festgenommen wurde Gabriele auf Grund eines verwaltungstechnischen Vergehens, für das die Türkei ihn aus ihrem nationalem Territorium hätte ausweisen müssen.

Stattdessen müssen wir heute erfahren, dass die diplomatischen Verhandlungen der letzten Tage die Situation nicht klären konnten – Gabriele wird seit nunmehr 10 Tagen die persönliche Freiheit ohne das Recht, einen Anwalt zu bestellen oder mit seiner Familie sprechen zu können entzogen. Dies hat dazu geführt, dass Gabriele sich nun im Hungerstreik befindet.

Wir halten es für inakzeptabel, dass ein Journalist festgehalten und seiner Grundrechte beraubt wird, weil er der Verpflichtung seines eigenen Berufes nachgeht, was jedoch von einem anderen Land als unbequem empfunden wird – einem Land, in dem der Rechtsstaat abgeschafft wurde.

Wir fordern die italienischen Autoritäten auf, für eine schnelle Lösung dieser Angelegenheit zu sorgen und die Türkei Erdoğans daran zu hindern, diese Situation erneut als Instrument einer Erpressung Italiens und Europas zu nutzen.

Wir erwarten, dass Gabriele bald wieder nach Hause zurückkehren und seiner wertvollen Arbeit nachgehen kann: die der Recherche und des Anprangerns, die ihn im Laufe der Jahre ausgezeichnet hat.

Borderline Sicilia, 18. April 2017

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MFH Bochum | 11.04.2017

MFH fordert sofortige Freilassung des italienischen Journalisten

Am Vormittag des 10. April 2017, wurde der italienische Journalist Gabriele del Grande in der türkischen Provinz Hatay festgenommen. Del Grande war in der Region, die nahe der syrischen Grenze liegt, unterwegs um für sein neues Buch zu recherchieren. Bei einer Polizeikontrolle wurde der international bekannte Journalist, Schriftsteller und Menschenrechtler festgenommen. Die Gründe sind uns nicht bekannt.

Del Grande hat in den vergangenen Jahren vor allem zum Krieg in Syrien, über dessen Ursachen und die Folgen für die Zivilbevölkerung recherchiert und international publiziert. Seine Artikel wurden u. a. auch in Deutschland in der „taz“ veröffentlicht. Die MFH hat in den vergangenen Jahren eng mit Gabriele del Grande zusammengearbeitet, vor allem bei der Realisierung des Films „An der Seite der Braut“, der bei den Filmfestspielen in Venedig mit einem Sonderpreis ausgezeichnet wurde.

Die BegleiterInnen, die mit del Grande unterwegs waren, berichteten gegenüber der italienischen Zeitung La Repubblica, dass es dem Journalisten bei der Verhaftung den Umständen entsprechend gut ging. Doch nun gehört del Grande zu den zahlreichen JournalistInnen, die seit dem Putschversuch in der Türkei festgenommen wurden und von denen sich noch immer mehr als 150 in Haft befinden, u. a. auch der Korrespondent der Tageszeitung „Die Welt“, Deniz Yücel, der bereits seit 57 Tagen für seine Berichterstattung inhaftiert ist.

„Seit Juli 2016 sind die türkischen Gefängnisse völlig mit echten oder vermeintlichen Oppositionellen überfüllt“, erklärt Christian Cleusters, Geschäftsführer der MFH. „Insbesondere kritische JournalistInnen werden systematisch weggesperrt. Die massiven Angriffe auf Presse und Meinungsfreiheit pflastern den Weg in eine Diktatur, den die Türkei derzeit mit hoher Geschwindigkeit zurücklegt.“

Die Medizinische Flüchtlingshilfe fordert die sofortige Freilassung von Gabriele del Grande, ebenso wie aller anderen politischen Gefangenen die derzeit in türkischen Gefängnissen festgehalten werden.

Weitere Informationen zu Gabriele del Grande finden Sie auf seinem Blog fortresseurope.blogspot.de sowie in seinem Twitter-Account @AbuNefeli.

Bei Rückfragen wenden Sie sich bitte an Bianca Schmolze unter b.schmolze@gerechtigkeit-heilt.de bzw. telefonisch unter 0234-9041382

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La Repubblica | 18.04.2017

Turchia. Del Grande chiama la compagna: „Comincio lo sciopero della fame, invito tutti a mobilitarsi“

Il blogger e regista toscano chiede che vengano rispettati i suoi diritti: „Mi hanno tolto cellulare e altre cose, ma non mi hanno ancora contestato nessun reato“. La rabbia del padre Massimo: “Le cose non sono semplici come mi avevano detto. Sono arrabbiato, oggi ho chiamato quattro volte la Farnesina è nessuno mi ha risposto”. Il ministero: „Liberatelo“

di MARIA CRISTINA CARRATU‘

Dopo nove giorni di silenzio, la prima telefonata alla compagna di Gabriele Del Grande, il blogger e regista toscano arrestato in Turchia, al confine con la Siria otto giorni fa: „Sto bene, non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio cellulare e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato“. Queste le parole al telefono dalla provincia di Mugla dove si trova „in un centro di espulsione, in isolamento“. Poi l’annuncio: „Da stasera inizio lo sciopero della fame e invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i miei diritti“. Lo ha ribadito anche parlando con alcuni amici il regista arrestato dalla polizia turca mentre documentava il dramma della gente che scappa dalla Siria.

Immediata la reazione della famiglia Del Grande, che vive sulla montagna Pistoiese. Il padre Massimo: “Che cosa dire anocra? Non lo so nemmeno io, la cosa evidentemente non è così semplice e lineare come ci era stato fatto pensare, mi chiedo a cosa servano un’ambasciata e un consolato se non riesce a sapere come stanno davvero le cose”. Così sbotta il padre di Gabriele subito dopo aver saputo della telefonata fatta oggi alle 14,30 dal figlio alla compagna Alexandra, che si trova in Grecia e ad alcuni amici. “Non ho sentito io la sua voce, so solo quello che mi è stato riferito di quel che ha detto alla compagna”, spiega il padre, secondo il quale le parole del figlio fanno pensare “a una situazione che non si sta certo risolvendo come sembrava”. Insomma rabbia e ansia.

Massimo Del Grande commenta anche la decisione del figlio di cominciare lo sciopero della fame: “Che cosa altro dovrebbe fare una persona chiusa in cella e interrogata tutti i giorni come se fosse un terrorista, solo perché vuole dare delle notizie?”. Il padre conclude: “Se sono arrabbiato? Certo che sono arrabbiato, oggi ho chiamato quattro volte la Farnesina è nessuno mi ha risposto”. E ancora: „Non è lì per far del male a qualcuno, lui fa lo scrittore e il giornalista, non è un terrorista, lo devono rimandare a casa, ha una moglie e due bimbi piccoli che lo aspettano“.

In serata la Farnesina ha diffuso una nota: il ministero chiede che il nostro connazionale „sia rimesso in libertà, nel pieno rispetto della legge“. „Il ministro Alfano – si legge – ha disposto l’invio a Mugla, dove Del Grande è detenuto, del console d’Italia a Smirne per rendere visita al connazionale“ mentre „l’ambasciatore d’Italia ad Ankara ha trasmesso alle autorità turche la richiesta di visita consolare, come previsto dalla Convenzione di Vienna del 1963“.

Gabriele era stato bloccato al confine con la Siria lo scorso 9 aprile. Appena prima era riuscito a mandare un messaggio alla sua compagna Alexandra (che vive ad Atene) da un cellulare non suo: diceva di essere stato fermato ma sperava in un rilascio a breve. Cosa che non è stata così. Invece passano i giorni nel silenzio. Il ministero degli esteri italiano sta seguendo da vicino la vicenda e fa sapere che il giovane secondo le autorità turche sta bene. Tuttavia prima di oggi, a otto giorni dall’arresto non c’erano stati contatti diretti né con la famiglia né con le autorità diplomatiche italiane. Al giovane regista toscano sarebbe stato contestato, secondo alcune indiscrezioni, di essersi trovato in quei territori senza avere un permesso stampa. Ma il diretto interessato nella telefonata di oggi nega che gli siano stati contestati reati.

Quella di oggi è „la prima telefonata – rendono noto la compagna Alexandra d’Onofrio e i compagni di viaggio di ‚io sto con la sposa‘ – che gli è stato concesso di fare da domenica 9 quando è stato fermato dalle autorità turche al confine nella regione di Hatay“. Il giornalista era in Turchia dal 7 aprile. Gabriele ha spiegato anche: „Mi hanno fermato al confine, e dopo avermi tenuto nel centro di identificazione e di espulsione di Hatay, sono stato trasferito a Mugla, sempre in un centro di identificazione ed espulsione, in isolamento“.

Del Grande da anni si occupa di documentare i flussi migratori nel blog Fortress Europe. In passato è stato pluripremiato per il film “Io sto con la sposa” presentato anche alla mostra del cinema di Venezia. Negli ultimi tempi si stava occupando di raccontare la guerra in Siria dagli occhi e dalle vite di chi scappa, dalle voci di chi l’Isis l’ha vissuto sulla propria pelle.

Su Twitter la solidarietà corre lungo l’hastag #iostocongabriele. Intanto sulla vicenda interviene l’Isf Information safety and freedom (l’associazione internazionale per la libertà di stampa) con un appello affinché „il governo turco liberi subito il documentarista Gabriele Del Grande, detenuto illegalmente da una settimana e privato di qualsiasi garanzia di difesa, tanto da dover ricorrere allo sciopero per la fame per richiedere una tutela internazionale“.

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IO STO CON LA SPOSA

Oggi alle 14.30 ci ha chiamato Gabriele del Grande. È la prima telefonata concessa da domenica 9 quando è stato fermato dalle autorità turche al confine nella regione di Hatay. Era in Turchia dal giorno 7 Aprile. Dice Gabriele: “Sto parlando con quattro poliziotti che mi guardano e ascoltano. Mi hanno fermato al confine, e dopo avermi tenuto nel centro di identificazione e di espulsione di Hatay, sono stato trasferito a Mugla, sempre in un centro di identificazione ed espulsione, in isolamento. I miei documenti sono in regola, ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né mi è dato sapere quando finirà questo fermo. Sto bene, non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio telefono e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato. La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. Ho subito ripetuti interrogatori al riguardo. Ho potuto telefonare solo dopo giorni di protesta. Non mi è stato detto che le autorità italiane volevano mettersi in contatto con me. Da stasera entrerò in sciopero della fame e invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i miei diritti”. Ci siamo messi in macchina una volta, siamo pronti a tornare in strada per i diritti.

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Spiegel Online | 19.04.2017

In der Türkei inhaftierter Journalist: Italien fordert Freiheit für Gabriele Del Grande

Als er Flüchtlinge an der türkisch-syrischen Grenze interviewen wollte, wurde er von der türkischen Polizei verhaftet. Seitdem wird er festgehalten – ohne offizielle Anklage.

Die italienische Regierung hat die Türkei aufgefordert, den Journalisten Gabriele Del Grande freizulassen. Der Reporter wurde bereits am 9. April festgenommen wurde. Der Fall erinnert an den des inhaftierten Journalisten Deniz Yücel. Laut italienischen Medien interviewte der 34-jährige Italiener syrische Flüchtlinge an der Grenze zwischen Syrien und der Türkei, als türkische Polizisten ihn festnahmen. Danach wurde er in Hatay im Süden der Türkei festgehalten, später in der südwestlichen Stadt Mugla. Anklage wurde bisher nicht erhoben.

Das italienische Außenministerium erklärte, der Fall werde „seit Beginn mit äußerster Aufmerksamkeit“ und in ständigem Kontakt mit Del Grandes Familie verfolgt. Der italienische Präsident des Europäischen Parlaments, Antonio Tajani, forderte auf Twitter ebenfalls die „sofortige Freilassung“ Del Grandes „und aller ungerechtfertigt in der Türkei inhaftierten Journalisten“. Wie die italienische Zeitung „La Repubblica“ berichtet, habe Del Grande seiner Familie in einem Telefonat mitgeteilt, dass er ab sofort in einen Hungerstreik trete, um gegen seine menschenrechtswidrige Behandlung zu protestieren.

Der aus Lucca in der Toskana stammende Del Grande ist auch als Blogger, Autor und Menschenrechtsaktivist tätig. Sein Blog „Fortress Europe“ (Festung Europa) befasst sich mit der Flüchtlingstragödie im Mittelmeer.

Er war auch als Ko-Autor und Ko-Regisseur am halbdokumentarischen Film „Io sto con la sposa“ (An der Seite der Braut) über syrische und palästinensische Flüchtlinge beteiligt, der 2014 beim Internationalen Filmfestival von Venedig gezeigt wurde.

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taz | 19.04.2017

Journalist im Hungerstreik

Aus Protest gegen seine Haftbedingungen rührt Gabriele Del Grande kein Essen mehr an. Für Recherchen war er gerade in der Südosttürkei unterwegs.

Michael Braun

Seit zehn Tagen ist der italienische Journalist Gabriele Del Grande in der Türkei in Haft, ohne Anklage, ohne rechtlichen Beistand, ohne Betreuung durch italienische Konsularbeamte, ohne Kontakt zur Außenwelt. Del Grande erklärte am Dienstag im ersten und bisher einzigen Telefonat mit seiner Lebensgefährtin, er werde in den Hungerstreik treten, um gegen die menschenrechtswidrige Behandlung zu protestieren.

Der 34-jährige Journalist war im türkisch-syrischen Grenzgebiet unterwegs, um syrische Flüchtlinge für sein Buchprojekt über den Bürgerkrieg in Syrien und die Entstehung des „Islamischen Staats“ zu interviewen, als er am 10. April festgenommen wurde. Del Grande berichtete am Dienstag, er werde in der Abschiebehaftanstalt von Mugla festgehalten; er befinde sich in Isolationshaft, da er versucht habe, einige Mitgefangene zu interviewen.

„Mir geht es gut, mir wurde kein Haar gekrümmt“, berichtete er, „doch mein Handy sowie alle meine Habseligkeiten wurden beschlagnahmt, obwohl mir bisher kein einziges Verbrechen vorgeworfen wird.“ Deshalb wolle er am Dienstagabend den Hungerstreik beginnen: „Ich bitte alle, sich dafür einzusetzen, dass meine Rechte respektiert werden.“ Italienische Freunde schufen den Hashtag #iostocongabriele und mobilisieren auch auf der Facebook-Seite „Io sto con la sposa“ für ihn.

Del Grande, der nach einem Orientalistikstudium als Freelancer arbeitete, berichtet seit über zehn Jahren aus Krisen- und Kriegsgebieten erst Afrikas, dann des Nahen Ostens. Sein erstes großes Thema waren die Fluchtbewegungen aus Afrika nach Europa. Im Jahr 2006 schuf er die Website fortresseurope.­blogspot.it, die den Blick auf die Tausenden im Mittelmeer ertrunkenen Menschen richtete, lange bevor ihr Schicksal eine breitere Öffentlichkeit interessierte.

Er selbst begab sich immer wieder nach Libyen und in die Herkunftsstaaten der Flüchtlinge, um ihre dramatische Situation zu schildern, und er berichtete aus eigener Anschauung zum Beispiel über die menschenunwürdigen Haftbedingungen in den libyschen Lagern – zu einer Zeit, als Italien und die EU mit dem Gaddafi-Regime bei der Flüchtlingsabwehr eng kooperierten. Neben vielen Artikeln verfasste er auch diverse, teils auf Deutsch übersetzte Bücher wie „Mamadous Fahrt in den Tod“ oder „Das Meer zwischen uns“.

„Verhaftung hängt mit Inhalt meiner Arbeit zusammen“

Zum zweiten großen Thema Del Grandes wurde ab 2011 Syrien. Monatelang hielt er sich in den ersten Kriegsjahren im umkämpften Aleppo auf und schrieb zahlreiche Reportagen über die Rebellen, über die in ihren Reihen erstarkenden Islamisten, über die Not der Menschen, Reportagen, die auch in der taz erschienen.

Im Jahr 2013 schließlich drehte er als Koregisseur das Doku-Drama „Io sto con la sposa“ („An der Seite der Braut“. Der per Crowdfunding finanzierte Film ist eine von seinen Machern verwirklichte Schleuseraktion. Die Crew ging mit fünf syrischen Flüchtlingen auf die – illegale – Reise von Italien über Frankreich, Deutschland und Dänemark nach Schweden; getarnt hatte sich das Grüppchen als Hochzeitsgesellschaft mit einer ganz in Weiß gewandeten Braut. Auf den Filmfestspielen von Venedig wurde das in 53 Ländern gezeigte Werk 2014 mit dem Sonderpreis der Jury ausgezeichnet.

Im vergangenen Jahr schob Del Grande sein neuestes Projekt an, das Buch über den Bürgerkrieg in Syrien und die Entstehung des „Islamischen Staats“. Erneut hatte der Autor keinen externen Finanzier, keinen Verlag, keine Auftraggeber, erneut griff er deshalb zum Crowdfunding, um seine Arbeit und die Recherchereisen zu finanzieren. „Un partigiano mi disse“ („Ein Partisan sagte mir“), so der Titel des geplanten Buchs, soll „die epische Geschichte der einfachen Leute mit den Mysterien von 20 Jahren schmutziger Kriege verweben“, so Del Grande.

Um mit Flüchtlingen zu sprechen, war er in die Südosttürkei aufgebrochen. „Meine Verhaftung hängt mit dem Inhalt meiner Arbeit zusammen“, erklärte er in seinem Telefonat vom Dienstag, „ich wurde immer wieder verhört.“ Scharf geht Gabrieles Vater Massimo mit den italienischen Behörden ins Gericht: „Wozu dient eine Botschaft, wenn sie nicht in der Lage ist herauszufinden, wie die Dinge stehen?“ Italiens Regierung verlangt von der Türkei jetzt die umgehende Freilassung Del Grandes.

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