29. Juni 2017 · Kommentare deaktiviert für „Italien droht mit Schließung der Häfen“ · Kategorien: EU, Italien, Mittelmeer · Tags: ,

Deutschlandfunk | 29.06.2017

Italien erwägt, ausländische Schiffe mit geretteten Flüchtlingen nicht mehr in seine Häfen zu lassen.

Aus Regierungskreisen in Rom verlautete, den Booten könnte die Einfahrt verwehrt werden, falls Italien in der Flüchtlingskrise nicht mehr Unterstützung von der EU erhält. Allein in den vergangenen Tagen wurden im Mittelmeer 10.000 Menschen gerettet, die nun auf dem Weg nach Italien sind. Betroffen von einem Verbot, italienische Häfen anzulaufen, wären vor allem Schiffe von Hilfsorganisationen. Es ist aber nicht klar, wie ein solches Verbot juristisch umzusetzen wäre.

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DW | 29.06.2017

Italien droht mit Abweisung von NGO-Schiffen

Mehr als 10.000 Flüchtlinge sind in den vergangenen Tagen über das Mittelmeer nach Italien gekommen. Tausende wurden von freiwilligen Helfern gerettet. Rom ruft schon lange nach Unterstützung – und zieht Konsequenzen.

Italien droht mit einem Einfahrtverbot von Schiffen von Hilfsorganisationen mit geretteten Migranten in heimische Häfen. Damit zieht Italien erste Konsequenzen, sollte es nicht mehr Unterstützung der EU in der Flüchtlingskrise erhalten. Im Fokus sind demnach Rettungsschiffe, die nicht unter italienischer Flagge fahren. Zur Zeit sind viele deutsche NGOs im Mittelmeer für die Rettung von in Seenot geratenen Flüchtlingen unterwegs. Italien will mit der Drohung von anderen EU-Staaten eine fairere Lastenverteilung erreichen.

Deutliche Worte an Brüssel

Den Berichten zufolge übergab der italienische EU-Botschafter Maurizio Massari bei einem Treffen in Brüssel einen Brief an EU-Migrationskommissar Dimitris Avramopoulos. Die zuletzt stark gestiegenen Flüchtlingszahlen hätten Italien an seine „Schmerzgrenze“ gebracht, klagt die Regierung darin. Regierungschef Paolo Gentiloni sagte, Italien bitte die anderen EU-Länder darum, nicht länger „wegzuschauen“.

Ausländische Schiffe im Visir

Deutsche Schiffe von Hilfsorganisationen wie Sea Watch und Jugend Rettet könnten von dem Hafen-Verbot betroffen sein. Die deutsche Hilfsorganisation Sea Watch setzte einen Hilferuf ab. Das Boot sei vollkommen überladen und es gebe nicht genug Essen für die Geretteten an Bord. Auch andere NGOs waren am Limit. Ärzte ohne Grenzen, die eine der größten Missionen im Mittelmeer fahren, erklärte, die oft verletzten Menschen müssten in den nächstgelegenen und in einen sicheren Hafen gebracht werden. Schiffe der EU-Mission „Operation Sophia“ oder der EU-Grenzagentur Frontex sollen hingegen auch weiterhin italienische Häfen ansteuern dürfen. Wie sich dieses Verbot rechtlich umsetzen ließe, blieb zunächst unklar.

Seit Sonntag wurden im Mittelmeer mehr als 10.000 Menschen gerettet, die nun auf dem Weg nach Italien sind. Die italienischen Aufnahmezentren sind bereits völlig überfüllt. Die italienische Küstenwache koordiniert die Rettungseinsätze im Mittelmeer.

Unterstützung aus Brüssel?

EU-Innenkommissar Avramopoulos brachte seine Unterstützung für Italien und den vorbildlichen Umgang des Landes mit der Flüchtlingskrise zum Ausdruck. Seine Behörde sei bereit, der Regierung in Rom noch stärker unter die Arme zu greifen, „falls nötig auch mit erheblicher finanzieller Unterstützung.“ Avramopoulos betonte, es gelte, stärker mit Herkunfts- und Transitländern zusammenzuarbeiten, um den Zuzug von Migranten zu mindern.

pab/kle (afp, dpa)

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ANSA | 28.06.2017

Migranti, l’Italia all’Ue: ‚Situazione grave‘. Ipotesi blocco porti

È insostenibile, viene spiegato, che tutte le navi che fanno operazioni di salvataggio approdino in Italia. Ipotesi blocco porti Italia a navi straniere

ROMA – Passo formale dell’Italia con la Commissione Europea sul tema dell’immigrazione. A quanto apprende l’ANSA, il governo avrebbe dato mandato al Rappresentante presso la UE, l’ambasciatore Maurizio Massari di porre formalmente al commissario per le migrazioni Dimitris Avramopoulos il tema degli sbarchi in Italia. Messaggio consegnato dall’Italia alla Commissione: la situazione che stiamo affrontando è grave, l’Europa non puo‘ voltarsi dall’altra parte. È insostenibile, viene spiegato a motivare il passo italiano, che tutte le navi che fanno operazioni di salvataggio approdino in Italia. Altrimenti – sottolineano fonti diplomatiche del nostro Paese – si potrebbe arrivare a negare l’approdo nei porti per le navi che non battono bandiera italiana e non facciano parte di missioni europee.

Nelle ultime 48 in Italia si stanno facendo sbarcare 12 mila migranti, da 22 navi, molte di queste di organizzazioni non governative.

Il governo italiano sta valutando la possibilità di negare l’approdonei porti italiani alle navi che effettuano salvataggi dei migranti davanti alla Libia ma battono bandiera diversa da quella del nostro Paese. Lo si apprende da fonti governative secondo le quali è ormai „insostenibile“ che tutte le imbarcazioni che operano nel Mediterraneo centrale portino le persone soccorse in Italia.

L’Italia, sottolineano le fonti, continuerà a salvare vite in mare come sempre ha fatto in questi anni, ma non è più sostenibile che tutto il peso dell’accoglienza debba gravare sul nostro Paese. Salvataggi e accoglienza non possono essere disgiunti e dunque il contributo dell’Ue non dovrà limitarsi alle operazioni di soccorso in mare. L’eventuale blocco dei porti italiani riguarderebbe non solo le navi delle Organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo centrale ma anche le unità navali inserite in Frontex, l’Agenzia cui spetta il controllo delle frontiere esterne dell’Ue, e in Eunavformed, l’operazione che ha il compito di contrastare nel canale di Sicilia i trafficanti di esseri umani, alla quale partecipano 25 nazioni europee.

„Se il fenomeno dei flussi continuasse con questi numeri la situazione diventerebbe ingestibile anche per un Paese grande e aperto come il nostro“, ha evidenziato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando con il primo ministro canadese Justin Trudeau ad Ottawa. Il capo dello Stato spiega che si tratta di „un fenomeno epocale che non si può cancellare alzando muri ma occorre governarlo con serietà“. Per Mattarella, il fenomeno migratorio „va governato assicurando contemporaneamente la sicurezza dei cittadini“.

„In queste ore siamo alle prese con la difficile gestione dei flussi migratori. Possiamo parlare delle soluzioni, delle preoccupazioni ma voglio ricordare che è un Paese intero che si sta mobilitando per gestire questa emergenza, per governare i flussi, per contrastare i trafficanti“. Così il premier Paolo Gentiloni, al congresso Cisl: „Non per soffiare sul fuoco – aggiunge – semmai per chiedere all’Europa, ad alcuni Paesi europei che la smettano di girare la faccia dall’altra parte perché questo non è più sostenibile“.

„Dall’Italia arriva un grido d’allarme, un sos, non una richiesta di soldi: non possiamo lasciarla sola“. Così il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani al telefono con l’ANSA. „Ho parlato con Juncker, un colloquio positivo in cui ha ribadito che l’Ue non può voltare le spalle all’Italia“, ha aggiunto. „Dopo la chiusura della rotta dei Balcani, è indispensabile chiudere anche quella del Mediterraneo centrale, non si possono avere più ritardi nella soluzione del problema“.

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Il Manifesto | 29.06.2017

L’Italia sfida l’Europa: «Porti chiusi alle navi delle Ong straniere»

Fronte del porto. Gentiloni minaccia l’Unione europea sull’emergenza migranti. Ma Bruxelles frena: «Sbarchi regolati dal diritto internazionale»

Carlo Lania

Porti italiani chiusi alle navi delle Ong straniere cariche di migranti. L’ipotesi è stata prospettata ieri al commissario Ue per l’Immigrazione Dimitri Avramopoulos dall’ambasciatore italiano a Bruxelles Maurizio Massari. Una decisione che il governo ha preso dopo che dal Viminale sono arrivati i dati relativi agli sbarchi – 70.380 migranti arrivati dal primo gennaio al 27 giugno, il 14,42% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno – ma che non può non risentire anche dell’esito della tornata elettorale di domenica che ha fortemente penalizzato il Pd. «La gente è esasperata», aveva detto martedì sera Matteo Renzi, lasciando intuire la svolta. Che puntualmente è arrivata. «Chiediamo alla Ue, e ad alcuni paesi europei, che la smettano di girare la faccia dall’altra parte perché questo non è più sostenibile», ha spiegato ieri il premier Paolo Gentiloni.

La decisione di cambiare atteggiamento con i partner europei è stata presa nel vertice che si è tenuto due sere fa a Palazzo Chigi tra il premier – che in precedenza ne aveva parlato con il presidente della repubblica Mattarella – e il ministro degli Interni Minniti, e successivamente comunicata all’ambasciatore Massari.

Dietro la minaccia di chiusura dei porti c’è anche la delusione incassata da Gentiloni all’ultimo consiglio europeo della scorsa settimana dove, di fronte alla sua richiesta di poter far sbarcare i migranti in altri paesi dell’Unione in modo da alleggerire il carico dell’Italia, il premier aveva ricevuto tanta solidarietà ma nessun impegno concreto. Neanche dal presidente francese Macron e dalla cancelliera Merkel, i leader «amici» che pure avevano promesso per l’ennesima volta di non lasciare sola l’Italia. Da qui la scelta di forzare la mano, concordata anche con il segretario del Pd che ieri ha fatto sapere di essere d’accordo con il governo. «Il nostro è un appello all’Europa – spiega il viceministro degli Esteri Mario Giro – , alla quale chiediamo di andare oltre Dublino perché stiamo attraversando una situazione di emergenza che si risolve solo con la condivisione europea e con il trattenimento dei migranti nei paesi di origine».

Va detto che l’eventuale blocco dei porti non scatterebbe subito. Le navi delle Ong straniere che in queste ore si trovano in mare dopo aver effettuato i soccorsi potranno sbarcare i migranti come sempre. In futuro si vedrà, così come il governo non esclude di poter ampliare il blocco anche alle navi di Frontex e a quelle della missione europea Sophia impegnate nel Mediterraneo centrale.

Sempre ammesso che la minaccia sia davvero realizzabile. Le operazioni di soccorso in mare dipendono infatti dal dispositivo Maritime rescue coordination centre (Mrcc) coordinato a Roma dalla Guardia costiera che decide quale nave deve intervenire in caso di necessità e in quale porto dirigersi successivamente. Il tutto in base a precise regole fissate dalla convenzione internazionale di Amburgo del 1979 che stabiliscono, tra l’altro che ogni salvataggio in mare si concluda nel porto non solo più vicino, ma anche più sicuro. Dove per sicurezza si intende la certezza che i migranti l’incolumità dei migranti sia garantita (il che, per capirsi, dovrebbe escludere la Libia con la quale invece si continuano a fare accordi). Eventuali modifiche, ammesso che siano possibili, non potrebbero essere immediate. Non a caso ieri, insieme alla scontata solidarietà di Avramopoulos che ha promesso un aumento dei finanziamenti, dalla Commissione Ue è arrivato anche un esplicito invito all’Italia a rallentare con iniziative unilaterali. E così se da una parte la portavoce della Commissione europea Natasha Bertaud ha ricordato che per quanto riguarda le missioni europee le regole operative in base alle quali operano possono essere modificate solo all’unanimità dagli stati membri che vi partecipano, dall’altra – ha aggiunto Bertaud – «la questione degli sbarchi è regolata dalla legge internazionale. La Commissione Ue tuttavia ritiene opportuno che qualsiasi cambiamento nelle politiche sia prima discusso e comunicato nel modo giusto, così da dare alle Ong l’opportunità di prepararsi». E lo stesso Avramopoulos ha poi rinviato tutto al vertice informale dei ministri degli interni Ue che si terrà la prossima settimana a Tallin, in Estonia. Un modo per prendere ancora una volta tempo, in attesa di vedere se l’Italia avrà davvero il coraggio di chiudere o meno i suoi porti.

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