11. August 2017 · Kommentare deaktiviert für Italien: Ermittlungen gegen Flüchtlingsretter Zerai · Kategorien: Alarm Phone, Italien, Libyen · Tags: , ,

nd | 11.08.2017

Denunziert von Wachleuten mit Kontakt zu »Identitären«/ Behörden werfen dem Priester Beihilfe zur »illegale Einwanderung« vor

Im sizilianischen Trapani wird italienischen Medienberichten zufolge gegen den eritreischen Priester Don Mussie Zerai ermittelt. Der Mann, der seit Jahren in Italien lebt, wird beschuldigt, die »illegale Einwanderung« begünstigt zu haben. »Don Moses«, wie er von den Flüchtlingen genannt wird, war vor zwei Jahren Kandidat für den Friedensnobelpreis – eben weil er Migranten hilft. Die Staatsanwaltschaft bestätigte die Berichte am Donnerstag auf Anfrage zunächst nicht.

Wie schon beim Fall der deutschen NGO Jugend Rettet scheinen die Anschuldigungen gegen den katholischen Priester auch dieses Mal von zwei Wachleuten auszugehen, die auf einem Schiff der Hilfsorganisation Save the Children arbeiten. Die beiden, das haben die Ermittlungen bereits ergeben, haben wohl Kontakte zur rechtsextremen Identitären Bewegung. Diese haben es sich zur Aufgabe gemacht, Europa gegen die angebliche »Flüchtlingsinvasion« zu verteidigen. Sie sollen ausgesagt haben, dass Don Zerai gemeinsame Sache mit Schleuserbanden macht und mit ihnen in irgendwelchen »geheimen Internetchats« Informationen austauscht. »Alles Verleumdungen«, wies Mussie Zerai am Mittwoch die Vorwürfe zurück.

Der 1975 Geborene hat den Informationsdienst »Habeshia« für Flüchtlinge vor allem aus Eritrea gegründet. Seine Handynummer, so sagen viele Zeugen, kennen Tausende von Migranten, die vom Horn von Afrika aus den Weg nach Europa suchten.»Sie steht auf den Lastwagen, die die Wüste durchqueren, auf den Mauern der libyschen Gefängnisse, in den engen Zimmern, in denen die Flüchtlinge auf ihrem Weg zusammengepfercht schlafen«, schrieb am Donnerstag die italienische Zeitung »Il Manifesto«. »Bereits vor zwei Jahren«, so die Zeitung weiter, »konnte man davon ausgehen, dass mindestens 5000 Menschen im Mittelmeer gerettet wurden, weil sie kurz vor dem Ertrinken diese Nummer von Don Zerai gewählt haben.«

Der Geistliche erklärt, wie er vorgeht. »Wenn mich Migranten anrufen, die in Seenot geraten sind, lasse ich mir alle Informationen geben, die eventuell für ihre Rettung relevant sind.« Die Anrufe kommen immer von Booten, die schon ausgelaufen sind und die libyschen Küstengewässer verlassen haben. Er fragt nach der ungefähren Position des Schiffes, will wissen, wie viele Menschen an Bord sind, ob darunter schwangere Frauen, Kinder oder Verletzte sind. »Diese Infos gebe ich dann immer zuerst an die italienische Küstenwache weiter, so wie es die internationalen Protokolle vorsehen.« Danach werden auch Hilfsorganisationen benachrichtigt, die eventuell in der Nähe sind. »Mir geht es einzig und allein darum, Menschenleben zu retten«, unterstreicht »Don Moses«.

Mit seiner eindeutigen Haltung hat sich der mutige Priester natürlich nicht nur Freunde gemacht. Gegen ihn ist die Regierung von Eritrea, diese ihn dafür verantwortlich, dass viele jungen Menschen das Land verlassen. »Dies sind die Anschuldigungen einer Diktatur, die mein Land versklavt hat und die – das sagt auch die UNO – ein Terrorregime aufgebaut hat«, erwidert Zerai darauf.

Seine Feinde sind auch italienische und internationale neofaschistische Organisationen, die Mussie Zerai immer wieder angreifen. Er fordert, wie so viele Hilfsorganisationen, dass Europa endlich legale Flüchtlingswege schafft, damit nicht immer wieder Tausende von Hilfesuchenden gefoltert und vergewaltigt werden oder ertrinken.

»In diesem Sinne«, so Don Zerai in seiner Erklärung, »halte ich das, was jetzt über mich verbreitet wird, für diffamierend und habe meine Anwälte beauftragt, meine persönliche und priesterliche Ehre und die meiner Mitarbeiter wieder herzustellen«.

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Il Fatto Quotidiano | 09.08.2017

Migranti. Indagato Mussie Zerai, prete candidato al Nobel che segnala i barconi in difficoltà

Il sacerdote eritreo, fondatore e presidente dell’agenzia di informazione „Habeshia“, ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Trapani. „Il mio scopo è salvare vite umane – spiega – ho sempre agito con trasparenza, comunicando prima al telefono e poi via mail, le richieste di soccorso che mi arrivavano alla Guardia costiera“

Don Mussie Zerai è indagato dalla Procura di Trapani nell’ambito di indagini su attività di salvataggio dei migranti in cui sarebbero coinvolte delle ong. “Ho ricevuto dalla procura di Trapani una comunicazione che c’è una indagine sul mio conto, una indagine che risale al 2016. Non so altro, non cosa mi sia contestato”, ha confermato il sacerdote eritreo candidato al Nobel per la pace nel 2015, fondatore e presidente dell’agenzia di informazione Habeshia, per la Cooperazione allo Sviluppo.

Zerai è noto per essere colui cui i migranti che fanno i viaggi della speranza mandano sos, telefonandogli, quando le imbarcazioni a bordo delle quali si trovano sono in difficoltà. “Io ho sempre agito con trasparenza, comunicando prima al telefono e poi via mail, le richieste di soccorso che mi arrivavano alla Guardia costiera italiana maltese e all’Unhcr, come richiesto dalle procedure. Non ho mai fatto parte di chat segrete con le ong. Il mio scopo è la mia priorità sono sempre stati salvare vite umane”, sottolinea il sacerdote.

Sul blog della agenzia Habeshia l’8 agosto don Zerai aveva scritto: “Posso dire di aver ricevuto solo la mattina di lunedì 7 agosto, mentre rientravo da un viaggio di lavoro, la notizia che la Questura di Trapani dovrebbe notificarmi l’avviso di un procedimento per conto della locale Procura. Immagino che sia un provvedimento ricollegabile all’inchiesta aperta sulla ong Jugend Rettet. Se di questo si tratta, posso affermare in tutta coscienza di non aver nulla da nascondere e di aver agito sempre alla luce del sole e in piena legalità. A parte l’iniziativa di Trapani, di cui ho già informato i miei legali in modo da prenderne visione ed eventualmente controbattere in merito, non sono stato chiamato in alcuna altra sede per giustificare o comunque rispondere del mio operato in favore dei profughi e dei migranti”.

“Confermo che, nell’ambito di questa attività – che peraltro conduco da anni insieme ai miei collaboratori – ho inviato segnalazioni di soccorso all’Unhcr e a ong come Medici Senza Frontiere, Sea Watch, Moas e Watch the Med. Prima ancora di interessare le ong, ogni volta ho informato la centrale operativa della Guardia Costiera italiana e il comando di quella maltese“, afferma don Zerai. “Non ho invece mai avuto contatti diretti con la nave della Jugend Rettet, chiamata in causa nell’inchiesta della Procura di Trapani, né ho mai fatto parte della presunta “chat segreta” di cui hanno parlato alcuni giornali: le mie comunicazioni sono state sempre inoltrate tramite un normalissimo telefono cellulare”, aggiunge Padre Zerai.

“E’ vero che di volta in volta ripeto la segnalazione anche via mail, ma anche questo è dovuto a una indicazione che ho ricevuto nel 2011 dal comando centrale della Guardia Costiera, che mi chiese di confermare i miei messaggi via mail, cioè in forma scritta, dopo la tragedia avvenuta nel Mediterraneo tra i mesi di marzo e aprile (63 morti), in merito alla quale diversi soggetti negarono di aver ricevuto richieste di soccorso”, ancora il sacerdote sempre sul blog di Habeshia.

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Il Fatto Quotidiano | 11.08.2017

Migranti, Palazzotto (Si) si autodenuncia: “Io complice di Don Zerai. Se salvare vite è reato, sono colpevole”

“Confesso, sono complice di Don Mussie Zerai“. Comincia cosi’ l’autodenuncia di Erasmo Palazzotto, deputato di Sinistra Italiana, affidata ad un video in cui il politico racconta la storia di Selam, una giovanissima ragazza eritrea gravemente ferita durante la traversata del deserto e a cui è stato negato il visto da parte delle autorità italiane e che oggi vive in Svezia con la famiglia grazie all’intervento del sacerdote eritreo. “Se in questo paese salvare vite umane è un reato sono colpevole come molti – prosegue Palazzotto – e sono pronto a rinunciare alle mie prerogative parlamentari e mettermi a disposizione della Procura di Trapani per ogni accertamento”. “Ma non sono e non sarò mai disponibile – conclude – a rinunciare a quello che ritengo un dovere morale e politico, ovvero contribuire a salvare quante più vite umane possibili in questo momento storico”.

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