04. Februar 2018 · Kommentare deaktiviert für Soccorso migranti, approdo in un porto sicuro o porto vicino? Dubbi su Themis · Kategorien: Italien · Tags:

„Eine Verlautbarung von Frontex kann nicht die völkerrechtlichen Verpflichtungen Italiens zur Seenotrettung im zentralen Mittelmeer aussetzen“ – Stimmen italienischer ExpertInnen, MenschenrechtlerInnen und Anwälte zur Frontex-Operation Themis.

Redattore Sociale | 03.03.2018

Gli esperti di diritto si interrogano sulla nuova missione europea, partita a febbraio per sostituire Triton. Fachile (Asgi): “Con limite 24 miglia ci saranno più morti”. Paleologo: “Un comunicato di Frontex non può cambiare regolamento europeo”. Cooper (Frontex): “Escluso sbarco nei paesi terzi”

ROMA – Dal 1 febbraio ha preso avvio Themis, la nuova missione navale europea. Opererà nel Mediterraneo centrale assistendo l’Italia rispetto al flusso di migranti proveniente da Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Turchia e Albania. Ad annunciarlo è stato un comunicato pubblicato sul sito del ministero dell’Interno italiano, in cui sottolinea che “lo ha deciso Frontex, l’Agenzia europea delle guardie costiere e di frontiera, precisando che Themis sostituirà l’operazione Triton, ma avrà un mandato più ampio rispetto alla precedente missione lanciata nel 2014. La novità più importante riguarda il fatto che i migranti soccorsi dovranno essere fatti sbarcare nel porto più vicino al punto in cui è stato effettuato il salvataggio in mare. Due saranno le nuove aree di pattugliamento nel Mediterraneo: una ad est – per i flussi migratori da Turchia e Albania – e una ad ovest – per quelli che partono da Libia, Tunisia e Algeria. Da oggi, inoltre, la linea di pattugliamento delle unità navali italiane sarà posta al limite delle 24 miglia dalle nostre coste, riducendo la zona operativa dell’Italia rispetto a quella attuale”.

La notizia, ripresa da diversi media, ha fatto però sorgere diversi dubbi. In particolare, sulla definizione di porto più vicino e sul limite delle 24 miglia dalle nostre coste. Salvatore Fachile, avvocato dell’Asgi, in un’intervista a Radio 3 ha spiegato di “nutrire profondi dubbi, soprattutto sulla definizione di porto vicino in termini di diritti. Non sono chiare le basi di questa nuova operazione – spiega – e soprattutto non è chiaro come la decisione di Frontex possa influire sugli obblighi e doveri dell’Italia sulle operazioni di soccorso in mare”. Inoltre la riduzione del raggio di intervento non può che significare “un maggior numero di persone non soccorse – aggiunge Fachile -, laddove non interviene la guardia costiera italiana aumentano le persone che muoiono o le persone che vengono soccorse forzatamente dai libici. Si tratta quindi di un passo indietro rispetto a Triton”. Alle parole di Fachile ha replicato Isabella Cooper, portavoce di Frontex, specificando che “non è previsto lo sbarco nei paesi terzi” e che “l’operazione si svolge nelle coste vicine all’Italia”. Inoltre, la zona operativa sarebbe stata ridotta su richiesta delle autorità italiane”.

Anche secondo Fulvio Vassallo Paleologo, esperto di diritto internazionale, non si comprende “come, e su quale base legale, si potrebbe porre un limite alle attività dei mezzi navali italiani, alle 24 miglia dalle coste territoriali, che poi sarebbe la cosiddetta zona contigua affidata al controllo della Guardia di finanza – spiega -. Le attività di ricerca e soccorso si devono svolgere nel più breve tempo possibile a qualunque distanza dalla costa, e negli ultimi anni nessuno ha visto un gommone carico di migranti partito dalla Libia ed arrivato a 24 miglia dalle coste italiane, in genere quei gommoni affondano molto prima, se non sono soccorsi dai mezzi delle ong o intercettati e distrutti dalla cd. guardia costiera libica. E negli ultimi mesi si scontano le gravissime conseguenze derivanti dal ritiro della maggior parte delle ong dopo la campagna di criminalizzazione lanciata alla fine del 2016 proprio dall’agenzia Frontex, e poi ripresa da una parte delle procure siciliane”. Vassallo ricorda che il mantra del “porto più vicino di sbarco”, già evocato lo scorso anno dal procuratore di Catania Zuccaro, è smentito da quanto si riscontra con una lettura coordinata delle Convenzioni internazionali di diritto del mare nella interpretazione generalmente accolta diffusa dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

“La responsabilità di procedere allo sbarco incombe sullo stato che assume la responsabilità dell’operazione Sar, una responsabilità che lo stato italiano non può delegare ad una agenzia di contrasto dell’immigrazione “illegale” come Frontex, a partire dall’ovvia considerazione che Frontex non ha i mezzi necessari a garantire, neppure nella ultima versione annunciata dell’operazione Themis, attività di ricerca e soccorso nella vastissima zona sar che toccherebbe alle autorità libiche o a quelle maltesi – spiega ancora Paleologo -. Non si può neppure contrabbandare come una modifica della Convenzione ( Regolamento) Dublino la possibilità che i migranti vengano fatti sbarcare nel paese di bandiera dell’imbarcazione che soccorre. Lo sbarco deve avvenire in un “place of safety”, determinato dall’autorità Sar che coordina i soccorsi, indipendentemente dalla nazionalità del mezzo soccorritore, nel più breve tempo possibile, e sotto questo profilo sono sempre più vistosi i ritardi imposti dalle autorità italiane allo sbarco dei naufraghi soccorsi dalle ong e quindi indirizzate dal ministero dell’interno, tramite il comando Mrcc, nei nostri porti”. L’esperto esclude che Malta possa diventare improvvisamente il porto più vicino in cui sbarcare. “Nessun comunicato dei vertici di Frontex, e nessuna intesa bilaterale con il governo italiano possono modificare la portata dei doveri di ricerca e soccorso stabiliti dal Regolamento europeo n.656 del 2014 e dal Regolamento europeo n. 1624 del 2016 che istituisce la Guardia costiera e di frontiera europea, nella quale si è trasfusa l’agenzia Frontex – conclude Paleologo -. L’attribuzione di nuovi compiti di sorveglianza e di controllo, anche con riferimento alle attività di contrasto di possibili infiltrazioni terroristiche è dettagliatamente disciplinato dai Regolamenti europei e non può essere inventato da accordi tra il vertice di Frontex ed il governo italiano. L’operazione Eunavfor Med è una operazione finanziata dall’Unione Europea ma con finalità diverse da quelle di Frontex e dovrebbe giustificare i risultati conseguiti, sia in termini di contrasto di quella che viene definita “immigrazione illegale”, che in termini di partecipazione ad attività di soccorso. Gli obblighi di ricerca e soccorso in mare, soprattutto in acque internazionali, sono dettati dalle Convenzioni internazionali del diritto del mare e non sono derogabili da decisioni unilaterali di agenzie europee come Frontex, o da intese tra questa agenzia e qualche governo particolarmente interessato a scaricare su altri le responsabilità delle operazioni di ricerca e soccorso in alto mare”. (ec)

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