04. Februar 2018 · Kommentare deaktiviert für „Themis, nuove regole per non cambiare niente“ · Kategorien: Italien · Tags:

Die neue Frontex Mission Themis erhöht vor allem das Risiko für die, die flüchgten.

Il Manifesto | 04.02.2018

La nuova missione di Frontex. Una certezza nelle norme dettate dall’Ue: aumentano i rischi per chi fugge

Presentata dal Viminale come la soluzione destinata a ridurre gli arrivi di migranti in Italia, la nuova missione Themis varata dall’Agenzia europea Frontex in accordo con il Dipartimento centrale per l’immigrazione della polizia di Stato presenta in realtà molti aspetti ancora incerti, tanto da sembrare poco più che un puro annuncio elettorale. Con il rischio, questo sì reale, di rendere ancora più pericolosa la traversata del Mediterraneo per quanti cercano di raggiungere l’Europa.

Tra i pochi punti sicuri c’è la decadenza per l’Italia dell’obbligo di accogliere tutti i migranti tratti in salvo, sostituito dalla possibilità di trasferirli nel porto più vicino al luogo in cui è avvenuto il salvataggio. La convenzione di Amburgo del 1979 e quella di Montego Bay del 1984, prevedono che in questi casi si ricerchi il punto di approdo sì più vicino, ma anche più sicuro per la vita dei migranti. Condizione, quest’ultima, che però oggi sembra essere stata superata, con le conseguenze che tutti possono immaginare. La decisione su dove portare i migranti spetta all’Mrcc, il centro di coordinamento dei soccorsi in mare di ogni Stato. Compito ricoperto fino a oggi dal Mrcc di Roma che di volta in volta ha indicato alle navi il porto italiano di destinazione.

La missione Themis avrà un’area di azione più ampia rispetto alla vecchia Triton, andata in pensione lo scorso 1 febbraio, e si estenderà nel Mediterraneo centrale fino a coprire – spiega Frontex – «i flussi provenienti da Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Turchia e Albania». Paesi verso i quali in futuro potrebbero essere destinati anche i migranti, se risulteranno i più vicini alle operazioni di salvataggio. Ma sarà davvero così? La Tunisia, ad esempio, già da tempo ha dichiarato di non essere disposta ad accogliere migranti vista la difficile situazione – economica e non solo – attraversata dal Paese. Malta, che nonostante abbia un’area Sar più estesa di quella italiana si è sempre mostrata restia ad accogliere migranti e avrebbe già protestato chiedendo all’Ue di rivedere la decisione. C’è, poi, il problema della Libia. Il paese nordafricano è stato più volte condannato per le condizioni disumane riservate ai migranti nei centri di detenzione. Per di più Tripoli non ha mai firmato la convenzione di Ginevra, tanto da non riconoscere neanche lo status di rifugiato. Se salta il criterio del porto sicuro, le navi europee potrebbero far scalo a Tripoli al termine di un intervento di salvataggio? Su questo le posizioni sono divergenti: intervistato dal settimanale «Vita», il sottosegretario agli Interni Domenico Manzione non ha escluso questa possibilità, cosa che invece ha fatto una portavoce dell’agenzia europea sentita dall’agenzia Reuters.

C’è da dire che nonostante il numero degli sbarchi sia diminuito in seguito all’accordo siglato con Tripoli, la rotta che collega la Libia all’Italia è ancora quella più battuta dai migranti. La nuova missione Themis mantiene come prioritaria l’attività di ricerca e soccorso, ma dispone anche che le navi italiane che vi partecipano arretrino fino a 24 miglia dalla nostre coste in modo da restringere il campo di azione. Con il risultato, però, di rendere ancora più lunghi i tempi di intervento in caso di emergenze.
Un rischio in più per i barconi carichi di migranti che, proprio come oggi, difficilmente potranno contare sull’assistenza da parte di Malta. «Per le operazioni salvataggio e ricerca starà al Centro operativo di salvataggio e sorveglianza interessato decidere dove in quale porto inviare le barche», ha spiegato due giorni fa un portavoce della Commissione Ue per l’Immigrazione. Per poi aggiungere: «Nella maggior parte dei casi è il Centro italiano a decidere». Come dire: cambiare tutto per non cambiare niente.

 

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