20. März 2018 · Kommentare deaktiviert für Libysche Küstenwache wurde von Italien mit Pushback beauftragt · Kategorien: Italien, Libyen, Spanien · Tags: , , ,

ADIF | 17.03.2018

Minniti con la Guardia costiera “libica” affonda il diritto internazionale. Ancora fango sulle ONG

di Fulvio Vassallo Paleologo

Ancora una volta durante una operazione di soccorso in acque internazionali, ben lontano dalle acque territoriali, una motovedetta libica ha cercato di sequestrare persone che erano state già soccorse da un gommone di servizio alla nave umanitaria della ONG spagnola Open Arms, intimando la “restituzione” di donne e minori per ricondurli in un centro di detenzione a Tripoli.

Già lo scorso anno, pochi giorni dopo l’entrata in vigore del “Codice di condotta” imposto da Minniti, ad agosto, i libici avevano aperto il fuoco su un mezzo di soccorso di Open Arms. La vicenda di oggi ha riconfermato l’isolamento delle navi umanitarie che ancora si ostinano a soccorrere vite umane in acque internazionali sulla rotta del Mediterraneo centrale, mentre le navi di Frontex sono state ritirate e gli assetti navali dell’operazione Eunavfor Med, rinforzati anche da unità della Marina militare italiana, stanno a guardare la caccia dei libici alle imbarcazioni ,che malgrado la intensificazione della lotta contro i trafficanti, continuano a partire dalla Libia non appena le condizioni meteo migliorano.

Adesso arriva anche una ricostruzione dei fatti, proveniente dalla sedicente Guardia costiera libica, e diffusa dal Giornale, che oltre a gettare il consueto fango sulle ONG, sollecitando forse qualche procura ad aprire ulteriori indagini, conferma ancora una volta, dopo diversi episodi precedenti, il grado di coordinamento e la corresponsabilità della Marina militare italiana con i libici, in realtà soltanto con quelle milizie a terra ed a mare che rispondono al governo Serraj. Un grado di coordinamento che configura precise responsabilità del governo italiano nella intercettazione in mare in acque internazionali resa possibile solo grazie alle attività di monitoraggio e di “richiamo” dei libici, ai quali si indica la preda da raggiungere, attività coordinate poste in essere da mezzi aerei e navali che battono bandiera italiana. Di fatto gli italiani avvistano e, piuttosto di intervenire con le doverose attività di soccorso, chiamano i libici per operare quelli che sono veri e propri sequestri di persona in acque internazionali. Poi non interessa a nessuno la sorte delle persone riportate a terra nei centri di detenzione, anzi qualcuno tenta anche di accreditare la voce che sarebbero le ONG, quelle che lo scorso anno si definivano “taxi del mare” e non la Guardia costiera libica, supportata dalla marina italiana ( mai così in minuscolo), a mettere in pericolo la vita delle persone. Le prove fornite dai libici ed addotte dal Giornale contro le ONG sono un boomerang contro la marina italiana.

“Alle 16.15 i libici fanno partire una seconda motovedetta, la Ras Jadir, «su segnalazione della guardia costiera italiana» ed inviano un’altra comunicazione scritta all’Imrcc a Roma che conferma il ruolo di «comando sulla scena» del soccorso”.

Mai una ricostruzione che voleva gettare fango sulle ONG era stata tanto precisa da configurare le responsabilità italiane in quelli che oggi si possono configurare come veri e propri respingimenti collettivi vietati dalle Convenzioni internazionali e dall’art.19 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea. Si vede che dopo le elezioni ha ripreso fiato il partito dei nemici delle ONG, di coloro ai quali dà fastidio che qualche centinaio di migranti fuggiti dai lager libici possano essere soccorsi in alto mare, ben lontani dalle acque territoriali, e possano essere accolti in Italia. Un segno dell’imbarbarimento dei tempi.

Nessuna regola del Codice di comportamento imposto da Minniti alle ONG nel mese di luglio dello scorso anno prevede che, dopo i soccorsi , le navi umanitarie debbano coinvolgere il paese di cui battono bandiera per chiedere una località di sbarco, un place of safety che, secondo il diritto internazionale dovrebbe essere indicato dall’autorità SAR responsabile del soccorso nel suo territorio, e nel più breve tempo possibile.

Allarma il più recente comunicato della Guardia costiera italiana che afferma l’attribuzione alle autorità libiche della competenza di salvataggio dei migranti da soccorrere in acque internazionali. Una attribuzione che è certamente frutto di accordi operativi ancora segreti, ma che comporta la possibilità effettiva di incidenti, perché al di fuori di qualsiasi prevedibilità, con un evidente effetto deterrente rispetto agli interventi delle navi umanitarie.Quello che vale un giorno, non vale più il giorno successivo, tutto viene deciso di volta in volta in base al coordinamento tra autorità SAR italiane e autorità SAR del governo di Tripoli, un caos che ha già fatto vittime, come il 6 novembre 2017.

NOTA STAMPA DELLA GUARDIA COSTIERA ITALIANA

16.03.2018

Nella giornata di ieri, la Centrale Operativa della Guardia Costiera di Roma ha ricevuto 2 segnalazioni relative a 2 unità in difficoltà con a bordo migranti nel Mediterraneo centrale.

La Centrale Operativa informava tutte le MRCC prossime all’area in questione, avvisando nel contempo le unità navali in transito nella zona di interesse.

In entrambi i casi il coordinamento veniva assunto dalla Guardia Costiera libica. Per entrambi gli eventi rispondeva l’ONG Open Arms, a conoscenza dell’assunzione del coordinamento da parte della Libia. La Open Arms traeva in salvo in totale 218 migranti.

Nella giornata odierna l’unità ONG dirigeva verso nord ovest, con i naufraghi a bordo, in attesa che lo stato di bandiera, la Spagna, come prevedono le normative internazionali, concordasse con uno Stato costiero, il porto di destinazione dei naufraghi.

Durante la navigazione, a circa 10 miglia dalle coste maltesi, veniva effettuato un trasbordo sanitario di urgenza, con una motovedetta maltese, di un neonato assistito dalla madre.

L’unità, nonostante l’immediata vicinanza con l’isola di Malta, proseguiva la navigazione verso le coste italiane in attesa di indicazioni dell’Autorità spagnola.

Intanto, raggiunto il limite delle acque territoriali italiane, attese le precarie condizioni dei migranti a bordo e le previste condizioni meteomarine in peggioramento, veniva consentito alla ONG di dirigere verso il porto di Pozzallo dove arriverà tra alcune ore.

Corollario di questo comunicato della Guardia costiera è che sarebbero le autorità libiche ad avere il potere di riportare in un porto libico le persone soccorse in acque internazionali. Con enormi rischi per la vita e l’integrità fisica  e psichica delle persone intercettate in mare, perché è questo il termine da usare, e rigettate nelle mani dei carcerieri dai quali sono fuggiti. Sono peraltro noti da tempo gli abusi ai quali sono imposti i migranti reclusi nei centri di detenzione libici, anche quelli ufficiali,dopo essere stati riportati a terra dalla guardia costiera che risponde agli ordini del governo Serraj. Una Guardia costiera “libica” che non riesce a garantire neppure attività di soccorso nella vasta zona SAR che rivendica, ma che, dopo gli accordi conclusi con Minniti, non esita a minacciare con le armi gli operatori umanitari impegnati nelle attività SAR ( ricerca e soccorso). Adesso i libici pretendono anche la riconsegna delle persone che sono state soccorse in acque internazionali dai mezzi di servizio delle navi umanitarie. Una Guardia costiera supportata dai sostenitori dei respingimenti facili, che con le linee annunciate dai partiti che potrebbero formare i prossimi governi potrebbero proseguire le politiche inaugurate da Minniti, con modalità ancora più esplicite e brutali, di cui oggi si è avuta una prima anticipazione.

Dopo i ritardi seguiti all’iniziale rifiuto delle autorità maltesi che non volevano fare sbarcare tre persone in pericolo di vita, altri ritardi sono derivati dalla linea di chiusura imposta alla Guardia costiera italiana da Minniti, in missione in Niger per spostare ancora più a sud la frontiera dei respingimenti europei. Come se il diritto internazionale del mare consentisse che uno stato già competente alla riconduzione nei propri porti dei naufraghi soccorsi in acque internazionali, potesse trasferire la responsabilità SAR ( ricerca e salvataggio) ad uno stato come la Libia, o quello che ne rimane, quindi il governo di Tripoli,che neppure rispetta le Convenzioni internazionali, tra cui la Convenzione di Ginevra del 1951, al punto da sottrarre i comandi della Guardia costiera italiana (IMRCC) alla responsabilità di offrire un porto di sbarco sicuro in Italia ( place of safety).

La nuova operazione Themis lanciata da Frontex non può giustificare alcuna deroga al diritto internazionale ed al Regolamento Europeo n.656 del 2014, che impone a tutte le unità di Frontex precisi obblighi di soccorso, al punto che l’Agenzia, per eluderne l’applicazione, ha allontanato dalle coste libiche tutti i suoi assetti navali, massicciamente presenti fino alla metà del 2017. le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare (Ris. MSC.167-78 del 2004) dispongono che il governo responsabile per la regione S.A.R. in cui sia avvenuto il recupero, sia tenuto a fornire un luogo sicuro o ad assicurare che esso sia fornito. L’Italia non può cedere di volta in volta responsabilità sulla zona SAR in acque internazionali che la Libia non riesce a presidiare per salvare vite umane in mare, ma nella quale scorazza in armi per riportare indietro i migranti intercettati in alto mare.

Queste le regole sul luogo di sbarco nei documenti internazionali adottati dall’IMO e dall’UNHCR. Regole internazionali che non possono essere modificate nè da Minniti nè dai vertici di Frontex che hanno ideato l’operazione Themis proprio per ridurre la portata degli obblighi di soccorso a carico dell’agenzia previsti dal Regolamento Europeo 656 del 2014. Regolamento che può essere modificato soltanto con un voto del Parlamento europeo e non per le decisioni elettoralistiche di burocrati e generali. Che hanno referenti politici bene individuati. di aiuto

Di fronte ad un rifiuto di indicare il luogo di sbarco da parte delle autorità italiane, e soprattutto di fronte alla sistematica delega alle autorità navali del governo di Tripoli delle competenze di intercettazione in acque internazionali, frutto del Memorandum d’intesa del 2 febbraio 2017 e dei successivi accordi operativi segreti negoziati da Minniti e dai vertici di Frontex con le autorità libiche, occorre apprestare mezzi di tutela dei migranti e degli operatori umanitari. Occorre aumentare la capacità di trasmettere informazioni veritiere all’opinione pubblica, mobilitando rappresentanti locali ed esponenti politici anche a livello europeo. Occorre dare voce a chi non riesce a fare arrivare le sue urla  in Europa.

Negli interventi della Guardia costiera libica, consentiti in acque internazionali dal Comando centrale della Guardia costiera italiana (IMRCC), si può ravvisare una lesione degli articoli 1 ( Diritto alla vita) e 3 ( Divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo, e la violazione del divieto di respingimenti collettivi (Art.4 del quarto Protocollo allegato alla CEDU), direttamente imputabile all’Italia, in quanto paese che ha ricevuto per prima la segnalazione di soccorso, e dunque per questo responsabile del coordinamento SAR. Nessun “braccio di ferro diplomatico” ma solo la lesione continuata di consolidati principi di diritto internazionale. Ci vorranno ancora centinaia di morti per aprire indagini non sulle ONG, ma su chi ritarda i soccorsi ed impedisce una tempestiva individuazione del porto di sbarco sicuro, che dovrebbe avvenire nel più breve tempo possibile ?

La delega di vere e proprie operazioni di respingimento collettivo congiunto alle autorità libiche costituisce un aggiramento dei divieti sanciti dalla Convenzione EDU, tanto che la Corte di Strasburgo potrebbe almeno accertare la mala fede del governo italiano che ha concluso accordi con le autorità libiche ed inventato una zona SAR che agli atti dell’IMO ( Organizzazione marittima internazionale) ancora non esiste. Nessun paese può istituire unilateralmente o in accordo con un paese vicino, una propria zona SAR. Di certo il governo italiano si potrebbe difendere argomentando che la competenza delle attività SAR è stata trasferita alle autorità libiche, pur essendo l’Italia il primo paese che ha ricevuto la chiamata di soccorso. Una argomentazione che oggi viene anticipata nel comunicato del Comando centrale della Guardia costiera italiana, evidentemente ispirato dal Viminale, dal quale sono anche filtrate notizie contraddittorie sul luogo di sbarco, affidate in anteprima, come al solito, al Corriere della Sera.

E’ molto difficile che le vittime respinte o trattenute in Libia, legittimate a ricorrere alla Corte Europea di Strasburgo , anche in via d’urgenza, possano fare valere la lesione dei diritti fondamentali che scaturisce giorno per giorno dalla applicazione degli accordi tra il governo Gentiloni ed il governo di Tripoli.Vediamo tutti in quali condizioni arrivano i migranti dalla Libia ed i loro racconti sono agghiaccianti.

Non ci sono altre voci che filtrano dall’inferno libico. In Libia gli avvocati ed i giornalisti indipendenti rischiano la vita, le ONG che sono state arruolate dal governo italiano per “umanizzare” alcuni centri di detenzione, ben difficilmente si impegneranno per raccogliere le procure di chi ha subito un blocco in mare per effetto degli accordi conclusi dalla Guardia costiera “libica” con Minniti. Tocca ai cittadini solidali, ai giornalisti indipendenti, agli avvocati democratici fare valere quei diritti che le persone sequestrate in Libia non possono fare valere.

Al di là dei procedimenti giudiziari che si possono instaurare davanti ai tribunali nazionali ed internazionali occorre fare uno sforzo straordinario di comunicazione per diffondere notizie degli abusi commessi in territorio libico ed in alto mare, ben fuori dalle acque territoriali, e dell’aggiramento del diritto internazionale che si sta verificando per responsabilità delle autorità italiane ed europee. Un primo passo importante è stata la Sessione del Tribunale Permanente dei Popoli che si è svolta a Palermo lo scorso dicembre, che si è conclusa con una sentenza di condanna che inchioda il governo italiano e l’Unione Europea su tutte le responsabilità derivanti dall’abbandono dei migranti nei lager libici e nelle acque internazionali.

Gli ordini di Minniti, condivisi dalla Guardia costiera “libica”, stavano crando oggi un grosso incidente internazionale.
#migranti @RadioRadicale. “Coraggio @OpenArms_fund, ho parlato con il ministro degli esteri che se ne sta occupando con l’ambasciata in Italia. Forza e resistenza, non siete soli, siamo in tanti a ringraziarvi per il vostro lavoro umanitario!”. Ada Colau, sindaco di Barcellona.
Animo @openarms_fund, he hablado con ministro @AlfonsoDastisQ y me ha confirmado que ahora hacía gestión con embajada en Italia. Mucha fuerza y aguantad, no estáis solos y somos muchos los que os agradecemos vuestra tarea humanitaria!

E’ stata dunque importante la mobilitazione internazionale che oggi, dopo il tentativo di blocco imposto dal comando della Guardia costiera italiana, ha raggiunto il sindaco di Barcellona Ada Colau che, a sua volta, ha sollecitato il governo spagnolo perché respingesse la cinica pretesa del ministro dell’interno italiano. Con Minniti che pretendeva che fossero le autorità spagnole a farsi carico della richiesta di un luogo di sbarco lanciata dalla nave di Open Arms, dopo avere soccorso migranti in acque internazionali, sotto minaccia armata della Guardia costiera “libica”. Una Guardia costiera “libica” che non garantisce una effettiva copertura delle attività di soccorso, ma che è molto più propensa ad inseguire ed a intercettare le imbarcazioni di migranti per riportare i fuggitivi nei centri di detenzione, soprattutto se riceve segnalazioni da parte delle navi europee presenti nell’area. Un assetto navale militare legato in vario modo alle milizie che si contendono la Libia, da Zuwara a Sabratha, da Zawia a Garabouli, guidato da uomini che hanno dimostrato un totale spregio per la vita dei migranti, anche se si avvale di mezzi donati dall’Italia. Mezzi che ancora oggi godono del supporto operativo, della formazione e della manutenzione garantita anche in Libia dalla Marina militare italiana e dalla Guardia di finanza.

Quanto avvenuto oggi in acque internazionali, e la missione a Niamey confermano il tentativo di Minniti, non a caso in Niger,ed all’attacco sulla questione accoglienza,un ministro “in scadenza”, in attesa di trovare una ricollocazione in un nuovo governo di larghe intese,come adombrato in serata dal giornalista Paolo Mieli nel corso di una trasmissione della Sette condotta dalla Gruber. Per Mieli, in materia di immigrazione, tema cruciale della campagna elettorale, “nessuno potrebbe fare meglio di Minniti”. Perché la riduzione degli arrivi dalla Libia rispetto allo scorso anno viene ancora utilizzata come argomento di propaganda, piuttosto che inchiodare alle proprie responsabilità gli autori di una politica di sbarramento, che è costata migliaia di vite, con il pretesto della lotta all’immigrazione illegale ed alla tratta di esseri umani. Mentre le organizzazioni criminali prosperano proprio sulla mancanza di canali legali di ingresso e di un effettivo riconoscimento del diritto alla protezione internazionale.

Quanto successo oggi in acque internazionali agli operatori umanitari della nave di Open Arms rappresenta un ennesimo inasprimento delle politiche di contrasto dell’immigrazione sulla rotta del Mediterraneo centrale. Vedremo presto, sui corpi dei superstiti, dopo lo sbarco a terra, gli effetti dei ritardi imposti dalle autorità italiane, e quali torture vengono inflitte nei centri di detenzione in Libia. E cosa avrebbero potuto subire ancora, se gli ordini di Minniti, in collusione con la Guardia costiera “libica”, avessero raggiunto l’obiettivo di fare riconsegnare ai carcerieri libici persone, donne, bambini, che si trovavano già in territorio europeo, a bordo di un gommone di servizio di una nave umanitaria, in acque internazionali. Oltre ai barconi, ed agli esseri umani, sta affondando anche il diritto internazionale.

AGGIORNAMENTI

Migranti: Gasparri, Open Arms provocatoria, fermarli

(ANSA) – ROMA, 17 MAR – “Quanto avvenuto a Pozzallo e” gravissimo, con Open Arms che ha svolto un”azione temeraria e provocatoria. Lanciamo un allarme perche” si impedisca che la questione degli sbarchi riprenda come prima anche nel silenzio delle autorita” italiane. Esiste un codice per le Ong che va osservato da tutti. Siamo per lo stop totale agli sbarchi e per una piu” stringente azione di controllo nel Mediterraneo”. Lo dichiara il senatore di Fi Maurizio Gasparri in una nota dove aggiunge: “L”arrivo a Pozzallo di 218 clandestini portati dalla Ong Open Arms fa capire quanto sia concreto il pericolo di una ripresa degli sbarchi in Italia. Grazie all”iniziativa di FI era stato varato, nella scorsa legislatura, un codice per le Ong che deve essere assolutamente rispettato da tutti. Ma adesso abbiamo la fondata preoccupazione che gli sbarchi possano tornare a moltiplicarsi e che le Ong stiano gia” riprendendo l”opera di fiancheggiamento die trafficanti libici”. (ANSA).

CHI

17-MAR-18 13:53
NNNN ++ Migranti: Tajani, Europa ha dormito per troppo tempo ++ ”Per la Turchia dati 6 miliardi, per la Libia solo briciole” (ANSA) – BRUXELLES, 17 MAR – “L”Europa ha dormito per troppo tempo sul problema die migranti” e mentre sono stati stanziati sei miliardi per la Turchia finora per la Libia dalla Ue “non sono arrivate che briciole: cosi” non va”. Lo ha detto all”ANSA il presidente del Pe Antonio Tajani dopo l”allarme lanciato ieri da Emmanuel Macron. “Sono mesi che segnaliamo la gravita” della situazione. Poi non ci si puo” stupire per come sono andare le elezioni in Italia”. Per Tajani e” anche indispensabile che si arrivi alla riforma delle regole di Dublino sull”asilo. (ANSA).

TI

17-MAR-18 12:01
NNNN Migranti: approdata a Pozzallo nave Open Arms con 218 a bordo
(AGI/VISTA) – Roma, 17 mar. – Approdata a Pozzallo, nel ragusano, la nave Open Arms dell”Ong Spagnola Proactiva con 281 migranti a bordo dopo che il via libera del Viminale alla Guardia Costiera, arrivato in seguito a una lunga trattativa. L”Open Arms era sfuggita ad una motovedetta libica che le intimava di fermarsi e riconsegnare le donne e i bambini tratti in salvo al largo di Tripoli. “Finalmente, dopo 24 ore di tensione e di fatica, si e” risolta la vicenda della Ong Open Arms, carica di profughi – ha commentato su twitter Luigi Manconi – . Grazie all”intelligenza e alla determinazione die soccorritori e grazie alla saggezza del ministro dell”Interno”.

(AGI) Noc/Tig

171128 MAR 18
NNNN
Migranti: Saviano su OpenArms,Italia ha salvato dignita” Europa (AGI) – Roma, 17 mar. – “La nave di OpenArms (da 48 ore in mare con 218 migranti), che ieri nessun porto europeo voleva
accogliere, e” arrivata da poco nel porto di Pozzallo con a bordo bambini che necessitano di cure urgenti. L”Italia questavolta ha difeso la vita e ha salvato la dignita” dell”Europa”. Cosi” in un tweet lo scrittore Roberto Saviano commenta l”approdo a Pozzallo, sulla costa siciliana, della nave della Ong spagnola Proactiva. (AGI)

Noc

171053 MAR 18
NNNN

17/03/18 09:38

CRO

ANSA

Migranti: Open Arms a Pozzallo, continueremo a proteggerli Nave ong in porto, mai perdonato restituirli all”inferno (ANSA) – ROMA, 17 MAR – “Alla fine, a 48 ore dal primo soccorso, siamo entrati nel porto di Pozzallo dopo aver sopportato una notte in piu” di attesa con onde di due metri”. Lo fanno sapere con un tweet da bordo della nave della ong spagnola Proactiva Open Arms, protagonista tra ieri e l”altro ieri di un braccio di ferro prima con la guardia costiera libica che pretendeva di avere i 218 migranti soccorsi dalla nave umanitaria e poi con le autorita” italiane che in un primo momento non avevano concesso l”ok allo sbarco nei porti nazionali. L”autorizzazione per Pozzallo e” arrivata solo nel tardo pomeriggio. “Continueremo – assicura Proactiva – a proteggere le vite invisibili, con un costo elevato, perche” questa e” la nostra missione”. Il fondatore della ong, Oscar Camps, aggiunge: “non avremmo mai permesso a nessuno di restituirli all”inferno. Grazie a tutti per Il supporto ricevuto”. (ANSA).

 

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