12. Juni 2018 · Kommentare deaktiviert für Aquarius: Hintergründe zur italienisch-spanischen Entscheidung · Kategorien: EU, Italien, Libyen, Spanien · Tags:
Die italienische Tageszeitung „Corriere della Sera“ berichtet über Hintergründe zu den Entscheidungen über das Rettungsschiff „Aquarius“ und die von ihr aufgenommenen Bootsflüchtlinge. Am gestrigen Montag (11.06.2018) meldete die „Aquarius“ um 12 Uhr an die italienische Küstenwache, dass sich das Schiff „in einer Notfall-Situation“ befinde. Daraufhin bereitete die Küstenwache unter Leitung des Ministers für Infrastruktur Toninelli (Cinque Stelle) die Anlandung wahrscheinlich in Reggio Calabria vor. Zeitgleich übernahm die EU-Kommission Teile des Krisenmanagements und erreichte, dass die spanische Regierung (um 14:41 Uhr) den Hafen von Valencia für diese Bootsflüchtlinge öffnete.
Am Montagabend trat erstmals eine große Krisensitzung in Rom zusammen. Beteiligt waren auch die Marine und die Geheimdienste. Drei Ziele wurden avisiert: Mit den westlibyschen Küstenmilizen solle bis Monatsende die Push-Back-Abmachung gegen Geld erneuert werden, Malta solle weiterhin unter Druck gesetzt werden, Bootsflüchtlinge aufzunehmen, und die EU-Staaten, unter deren Flagge die NGO-Rettungsschiffe fahren oder in deren Gebiet sie ihren Sitz haben, sollten künftig für die Aufnahme der Bootsflüchtlinge dieser Schiffe verantwortlich gemacht werden.

Corriere dell Sera | 11.06.2018

Aquarius, il ruolo di Juncker come mediatore. E Salvini ora sfida Malta

La strategia del ministro dell’Interno: attaccare Malta che «aiuta le Ong a rifornirsi, ma poi rifiuta di intervenire quando a bordo delle loro navi ci sono centinaia di persone». La trattativa con Francia, Olanda e Germania

di Fiorenza Sarzanini

La trattativa si sblocca poco dopo le 12, grazie a una triangolazione con Bruxelles. Due ore dopo il ministro dell’Interno Matteo Salvini può rivendicare di aver incassato una vittoria, pur sapendo che già nelle prossime ore potrebbe arrivare un’altra nave carica di migranti e dunque ripresentarsi un nuovo «caso». E allora la strategia che sarà probabilmente attuata nelle prossime ore è quella di andare all’attacco di Malta, elencando tutto quello che le autorità locali fanno per «aiutare le Ong a rifornirsi» rifiutando poi di «intervenire quando a bordo ci sono centinaia di persone». Ma soprattutto trattare con quei governi dove le Ong hanno sede legale o dei quali battono bandiera con un obiettivo: chi autorizza l’attività delle organizzazioni umanitarie deve farsi poi carico di quel che fanno. Facendo sponda proprio con l’Unione Europea che sembra intenzionata ad appoggiare una linea di fermezza nell’illusione che questo sia sufficiente per alleggerire la pressione dall’Africa.

La Marina Militare

Le riunioni al Viminale cominciano prestissimo. Aquarius è in alto mare, la situazione può degenerare e dunque è necessario trovare una soluzione rapida. Salvini fa sapere di non aver alcuna intenzione di fare marcia indietro, il suo collega delle Infrastrutture Danilo Toninelli appare molto meno determinato. Anche perché la Guardia costiera, che dipende dal suo dicastero, ha prospettato i rischi derivanti da un mancato soccorso, compreso quello di finire sotto inchiesta proprio per non aver prestato assistenza. I contatti tra Salvini, Luigi Di Maio, il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi si intensificano, si chiede la mediazione del presidente della commissione europea Jean Claude Juncker. Con un tweet Salvini annuncia che «al largo delle coste libiche c’è la “Sea Watch 3” in attesa di effettuare l’ennesimo carico di immigrati, da portare in Italia». I responsabili della Ong smentiscono, in realtà è stata incaricata la Marina Militare di soccorrere tutte le imbarcazioni che sono in zona e trasportare gli stranieri, proprio per evitare che si crei un nuovo caso internazionale.

Alle 12 Aquarius contatta il centro di coordinamento della Guardia costiera a Roma e dichiara di essere in emergenza. Pochi minuti dopo la Guardia costiera trasmette al Viminale la richiesta di ingresso in porto per «stato di necessità». Dalle Infrastrutture comunicano che senza una novità che risolva la questione saranno costretti ad autorizzare l’approdo in uno scalo italiano. Si parla di Reggio Calabria, ma Salvini fa sapere che «non si può arretrare». In serata, però, per motivi di sicurezza riemerge l’ipotesi — in via eccezionale — dello sbarco sulle nostre coste. Nonostante le dichiarazioni pubbliche di piena condivisione, la mediazione con le Infrastrutture ha momenti di tensione anche perché numerosi sindaci premono per aprire i porti delle loro città offrendo una sponda rispetto all’accoglienza. Una strada non percorribile, ma la tensione sale e alla fine la Spagna accetta la richiesta di Bruxelles nella certezza di avere così una «cambiale» da poter incassare in sede internazionale.

L’attacco alle Ong

L’obiettivo del Viminale rimane puntato sulle Ong. L’intenzione del ministro sembra quella di impedire alle navi delle organizzazioni di «stazionare nel Mediterraneo e poi dirigersi nel nostro Paese». I contatti con i ministri di Francia, Olanda e Germania sono già stati attivati per ribadire che spetta agli Stati di provenienza farsi carico dell’attività delle associazioni umanitarie. E dunque se una nave batte bandiera tedesca dovrà essere Berlino a provvedere all’accoglienza degli stranieri soccorsi. Tutto questo tenendo bene in mente che la Libia ha di fatto sospeso i controlli sulle proprie coste evidentemente per rivendicare il rispetto degli accordi presi con il governo Gentiloni mostrando quanto può accadere se i patti non saranno rispettati o rinnovati. Ecco perché alla riunione di governo convocata ieri sera a palazzo Chigi si è deciso di far partecipare i responsabili dei servizi segreti che hanno avuto un ruolo chiave nella trattativa con Tripoli.

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