18. Juni 2018 · Kommentare deaktiviert für Gabriele del Grande: Lettera al Ministro dell’Interno Matteo Salvini · Kategorien: Afrika, Italien, Lesehinweise · Tags:

facebook | 12.06.2018

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Confesso che su una cosa sono d’accordo con Salvini: la rotta libica va chiusa. Basta tragedie in mare, basta dare soldi alle mafie libiche del contrabbando. Sogno anch’io un Mediterraneo a sbarchi zero. Il problema però è capire come ci si arriva. E su questo, avendo alle spalle dieci anni di inchieste sul tema, mi permetto di dare un consiglio al ministro perché mi pare che stia ripetendo gli stessi errori dei suoi predecessori.

Blocco navale, respingimenti in mare, centri di detenzione in Libia. La ricetta è la stessa da almeno quindici anni. Pisanu, Amato, Maroni, Cancellieri, Alfano, Minniti. Ci hanno provato tutti. E ogni volta è stato un fallimento: miliardi di euro persi e migliaia di morti in mare.

Questa volta non sarà diverso. Per il semplice fatto che alla base di tutto ci sono due leggi di mercato che invece continuano ad essere ignorate. La prima è che la domanda genera l’offerta. La seconda è che il proibizionismo sostiene le mafie.

In altre parole, finché qualcuno sarà disposto a pagare per viaggiare dall’Africa all’Europa, qualcuno gli offrirà la possibilità di farlo. E se non saranno le compagnie aeree a farlo, lo farà il contrabbando.

Viviamo in un mondo globalizzato, dove i lavoratori si spostano da un paese all’altro in cerca di un salario migliore. L’Europa, che da decenni importa manodopera a basso costo in grande quantità, in questi anni ha firmato accordi di libera circolazione con decine di paesi extraeuropei. Che poi sono i paesi da dove provengono la maggior parte dei nostri lavoratori emigrati: Romania, Albania, Ucraina, Polonia, i Balcani, tutto il Sud America. La stessa Europa però, continua a proibire ai lavoratori africani la possibilità di emigrare legalmente sul suo territorio. In altre parole, le ambasciate europee in Africa hanno smesso di rilasciare visti o hanno reso quasi impossibile ottenerne uno.

Siamo arrivati al punto che l’ultima e unica via praticabile per l’emigrazione dall’Africa all’Europa è quella del contrabbando libico. Le mafie libiche hanno ormai il monopolio della mobilità sud-nord del Mediterraneo centrale. Riescono a spostare fino a centomila passeggeri ogni anno con un fatturato di centinaia di milioni di dollari ma anche con migliaia di morti.

Eppure non è sempre stato così. Davvero ci siamo dimenticati che gli sbarchi non esistevano prima degli anni Novanta? Vi siete mai chiesti perché? E vi siete mai chiesti perché nel 2018 anziché comprarsi un biglietto aereo una famiglia debba pagare il prezzo della propria morte su una barca sfasciata in mezzo al mare? Il motivo è molto semplice: fino agli anni Novanta era relativamente semplice ottenere un visto nelle ambasciate europee in Africa. In seguito, man mano che l’Europa ha smesso di rilasciare visti, le mafie del contrabbando hanno preso il sopravvento.

Allora, se davvero Salvini vuole porre fine, come dice, al business delle mafie libiche del contrabbando, riformi i regolamenti dei visti anziché percorrere la strada del suo predecessore. Non invii i nostri servizi segreti in Libia con le valigette di contante per pagare le mafie del contrabbando affinché cambino mestiere e ci facciano da cane da guardia. Non costruisca altre prigioni oltremare con i soldi dei contribuenti italiani. Perché sono i nostri soldi e non vogliamo darli né alle mafie né alle polizie di paesi come la Libia o la Turchia.

Noi quelle tasse le abbiamo pagate per veder finanziato il welfare! Per aprire gli asili nido che non ci sono. Per costruire le case popolari che non ci sono. Per finanziare la scuola e la sanità che stanno smantellando. Per creare lavoro. E allora sì smetteremo di farci la guerra fra poveri. E allora sì avremo un obiettivo comune per il quale lottare. Perché anche quella è una balla. Che non ci sono soldi per i servizi. I soldi ci sono, ma come vengono spesi? Quanti miliardi abbiamo pagato sottobanco alle milizie libiche colluse con le mafie del contrabbando negli anni passati? Quanti asili nido ci potevamo aprire con quegli stessi denari?

Salvini non perda tempo. Faccia sbarcare i seicento naufraghi della Acquarius e anziché prendersela con le ONG, chiami la Farnesina e riscrivano insieme i regolamenti per il rilascio dei visti nei paesi africani. Introduca il visto per ricerca di lavoro, il meccanismo dello sponsor, il ricongiungimento familiare. E con l’occasione vada a negoziare in Europa affinché siano visti validi per circolare in tutta la zona UE e cercarsi un lavoro in tutta la UE anziché pesare su un sistema d’accoglienza che fa acqua da tutte le parti.

Perché io continuo a non capire come mai un ventenne di Lagos o Bamako, debba spendere cinquemila euro per passare il deserto e il mare, essere arrestato in Libia, torturato, venduto, vedere morire i compagni di viaggio e arrivare in Italia magari dopo un anno, traumatizzato e senza più un soldo, quando con un visto sul passaporto avrebbe potuto comprarsi un biglietto aereo da cinquecento euro e spendere il resto dei propri soldi per affittarsi una stanza e cercarsi un lavoro. Esattamente come hanno fatto cinque milioni di lavoratori immigrati in Italia, che guardate bene non sono passati per gli sbarchi e tantomeno per l’accoglienza. Sono arrivati dalla Romania, dall’Albania, dalla Cina, dal Marocco e si sono rimboccati le maniche. Esattamente come hanno fatto cinque milioni di italiani, me compreso, emigrati all’estero in questi decenni. Esattamente come vorrebbero fare i centomila parcheggiati nel limbo dell’accoglienza.

Centomila persone costrette ad anni di attesa per avere un permesso di soggiorno che già sappiamo non arriverà in almeno un caso su due. Perché almeno in un caso su due abbiamo davanti dei lavoratori e non dei profughi di guerra. Per loro non è previsto l’asilo politico. Ma non è previsto nemmeno il rimpatrio, perché sono troppo numerosi e perché non c’è la collaborazione dei loro paesi di origine. Significa che di qui a un anno almeno cinquantamila persone andranno ad allungare le file dei senza documenti e del mercato nero del lavoro.

Salvini dia a tutti loro un permesso di soggiorno per motivi umanitari e un titolo di viaggio con cui possano uscire dal limbo dell’accoglienza e andare a firmare un contratto di lavoro, che sia in Italia o in Germania. E dare così un senso ai progetti che hanno seguito finora. Perché l’integrazione la fa il lavoro. E se il lavoro è in Germania, in Danimarca o in Norvegia, non ha senso costringere le persone dentro una mappa per motivi burocratici. Altro che riforma Dublino, noi dobbiamo chiedere la libera circolazione dentro l’Europa dei lavoratori immigrati. Perché non possiamo permetterci di avere cittadini di serie a e di serie b. E guardate che lo dobbiamo soprattutto a noi stessi.

Perché chiunque di noi abbia dei bambini, sa che cresceranno in una società cosmopolita. Già adesso i loro migliori amici all’asilo sono arabi, cinesi, africani. Sdoganare un discorso razzista è una bomba a orologeria per la società del domani. Perché forse non ce ne siamo accorti, ma siamo già un noi. Il noi e loro è un discorso antiquato. Un discorso che forse suona ancora logico alle orecchie di qualche vecchio nazionalista. Ma che i miei figli non capirebbero mai. Perché io non riuscirei mai a spiegare ai miei bambini che ci sono dei bimbi come loro ripescati in mare dalla nave di una ONG e da due giorni sono bloccati al largo perché nessuno li vuole sbarcare a terra.

Chissà, forse dovremmo ripartire da lì. Da quel noi e da quelle battaglie comuni. Dopotutto, siamo o non siamo una generazione a cui il mercato ha rubato il futuro e la dignità? Siamo o non siamo una generazione che ha ripreso a emigrare? E allora basta con le guerre tra poveri. Basta con le politiche forti coi deboli e deboli coi forti.

Legalizzate l’emigrazione Africa –Europa, rilasciate visti validi per la ricerca di lavoro in tutta l’Europa, togliete alle mafie libiche il monopolio della mobilità sud-nord e facciamo tornare il Mediterraneo ad essere un mare di pace anziché una fossa comune. O forse trentamila morti non sono abbastanza?

[EN]

Letter to Italy’s Interior Minister Salvini

I confess that I agree with Salvini on one thing: the Libyan route must be closed. Enough tragedies at sea, enough money for the Libyan smuggling mafias. I also dream of a zero-landing Mediterranean. The problem, however, is to understand how to get there. And on this subject, having had ten years of enquiries on the subject behind me, I would like to give advice to the Minister because it seems to me that he is repeating the same mistakes as his predecessors.

Blockade, refoulement at sea, detention centres in Libya. The recipe has been the same for at least fifteen years. Pisanu, Amato, Maroni, Cancellieri, Alfano, Minniti. Everyone has tried. And every time it has been a failure: billions of euros lost and thousands of deaths at sea.

This time it will be no different. For the simple fact that at the basis of all this there are two market laws that continue to be ignored. The first is that demand generates supply. The second is that prohibition supports mafias.

In other words, as long as someone is prepared to pay to travel from Africa to Europe, someone will give them the opportunity to do so. And if the airlines do not, smuggling will.

We live in a globalised world, where workers move from one country to another in search of a better wage. Europe, which has been importing large quantities of cheap labour for decades, has signed free movement agreements with dozens of non-European countries in recent years. Then there are the countries from which most of our emigrant workers come: Romania, Albania, Ukraine, Poland, the Balkans, all of South America. However, Europe itself continues to prohibit African workers from legally emigrating to its territory. In other words, European embassies in Africa have stopped issuing visas or have made it almost impossible to obtain visas.

We have reached the point where the last and only viable way to emigrate from Africa to Europe is through Libyan smuggling. The Libyan mafias now have a monopoly on South-North mobility in the central Mediterranean. They are able to move up to one hundred thousand passengers every year with a turnover of hundreds of millions of dollars but also with thousands of deaths.

However, this has not always been the case. Did we really forget that landings did not exist before the 1990s? Have you ever wondered why? And have you ever wondered why, in 2018, instead of buying a plane ticket, a family should have to pay the price of their death on a staggering boat in the middle of the sea? The reason is very simple: until the 1990s it was relatively easy to obtain a visa in European embassies in Africa. Then, as Europe stopped issuing visas, smuggling mafias took over.

So, if Salvini really wants to put an end, as he says, to the business of the Libyan smuggling mafias, reform the visa regulations instead of going down the road of his predecessor. Do not send our secret services to Libya with their cash bags to pay the smuggling mafias to change their trade and act as a watchdog. Do not build more overseas prisons with Italian taxpayersâ money. Because that is our money and we do not want to give it to the mafias or the police in countries such as Libya or Turkey.

We paid those taxes to have welfare financed! To open kindergartens that are not there. To build social housing that there are not. To finance the school and health that they are dismantling. To create work. So, yes, we will stop waging war among the poor. Then we will have a common objective to fight for. Because that’s a bale too. That there is no money for services. The money is there, but how is it spent? How many billions have we paid under the table to the Libyan militias that have colluded with smuggling mafias in recent years? How many nursery schools could we open with the same money?

Save time doesn’t waste. Bring the six hundred shipwrecks of the Acquarius to a standstill and, instead of taking it from the NGOs, call the Farnesina and together rewrite the regulations for issuing visas in African countries. Introduce a job-search visa, sponsor mechanism, family reunification. And on this occasion he negotiates in Europe so that they are valid visas to circulate throughout the EU area and seek work throughout the EU instead of weighing on a reception system that is watering all sides.

Because I still don’t understand why a 20-year-old from Lagos or Bamako has to spend five thousand euros to pass through the desert and the sea, be arrested in Libya, tortured, sold, see his fellow travelers die and arrive in Italy maybe after a year, traumatized and without a penny, when with a visa in your passport you could have bought a five hundred euro air ticket and spent the rest of your money to rent a room and look for a job. Just as five million immigrant workers in Italy did, they did not go through the landings or even less through the reception. They came from Romania, Albania, China and Morocco and rolled up their sleeves. Just as five million Italians, including myself, have emigrated abroad in recent decades. Exactly as the hundred thousand parked in the limbo of the reception would like to do.

One hundred thousand people forced to years of waiting for a residence permit that we already know will not arrive in at least one in two cases. Because at least in one out of every two cases we have workers in front of us and not war refugees. Political asylum is not available for them. But there is no provision for repatriation either, because there are too many of them and because there is no cooperation from their countries of origin. It means that, in a yearâs time, at least 50Â 000 people will be going to the streets to lengthen the ranks of the undocumented and illegal labour market.

Salvini gives all of them a residence permit for humanitarian reasons and a travel document with which they can get out of the limbo of the reception and go and sign an employment contract, whether in Italy or Germany. And so make sense of the projects they have followed up to now. Because integration is the job. And if the job is in Germany, Denmark or Norway, it makes no sense to force people into a map for bureaucratic reasons. As well as Dublin reform, we must demand the free movement of immigrant workers within Europe. Because we cannot afford to have second-class and second-class citizens. And look at it that we owe it above all to ourselves.

Because every one of us has children, we know that they will grow up in a cosmopolitan society. Even now, their best friends in the kindergarten are Arabs, Chinese and Africans. Customs clearance of a racist speech is a time bomb for tomorrowâs society. Because perhaps we have not noticed it, but we are already one. The us and them is an old-fashioned discourse. A speech that perhaps still sounds logical to the ears of some old nationalist. But that my children would never understand. Why would I never be able to explain to my children that there are children like them who have been caught at sea by an NGO ship and have been stranded offshore for two days because nobody wants to land them on land.

Who knows, perhaps we should start from there. From that and from those common battles. After all, are we or are we not a generation from which the market has stolen its future and its dignity? Are we or are we not a generation that has resumed emigration? That is enough with wars between the poor. Enough of strong policies with weak and weak policies with strong.

Legalise migration from Africa to Europe, issue visas valid for job-seeking purposes throughout Europe, remove the monopoly of South-North mobility from the Libyan mafias and let the Mediterranean return to being a sea of peace rather than a mass grave. Or maybe thirty thousand dead are not enough?

 

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