20. Juni 2018 · Kommentare deaktiviert für Sizilien: Schiff der italienischen Küstenwache mit 509 Boat People an Bord endlich im Hafen · Kategorien: Italien, Libyen · Tags: , , ,

Das Schiff ‚Diciotto‘ der italienischen Küstenwache hat am Dienstag Abend nach einer tagelangen Irrfahrt im Hafen von Pozzallo angelegt. An Bord: 509 Boat People, darunter 42 Überlebende eines Schiffsunglücks, die zunächst von dem US-Kriegsschiff ‚Trenton‘ gerettet worden waren. Sie berichten, dass mindestens 70 Menschen bei dem Unglück ertrunken sind, darunter eine schwangere Frau und eine Mutter mit einem neugeborenen Kind. Anfangs war von 12 Leichen die Rede, die die Besatzung der ‚Trenton‘ zunächst geborgen, dann aber wegen fehlender Kühlanlagen wieder ins Meer geworfen habe. Diese Version wurde später von der US Marine dementiert.

Derweil sind bei einem weiteren Schifffsunglück vor der libyschen Küste sechs weitere Migranten ums Leben gekommen.

Il Fatto Quotidiano | 20.06.2018

Migranti soccorsi dalla nave Usa, oltre 70 vittime nel naufragio: tra loro una donna incinta e una mamma con neonata

Le vittime nel naufragio per il quale era intervenuta la nave militare Usa Trenton non sono solo 12 come sembrava. I superstiti hanno raccontato cos’è successo prima dell’arrivo degli americani: „Il gommone all’improvviso si è bucato e si è spezzato in due“

“Il gommone all’improvviso si è bucato nel mezzo e si è spezzato in due: è stata la fine”. I 42 migranti sopravvissuti a un naufragio al largo della Libia grazie all’intervento della nave Trenton della Marina americana raccontano così quel momento drammatico, costato la vita ad almeno 70 persone, disperse in mezzo al mare. Quindi non 12 come era sembrato in un primo momento, ma oltre 70 morti. Tra loro, ricostruiscono i sopravvissuti, anche una donna incinta e una mamma con una neonata. Il viaggio di chi si è salvato si è concluso martedì sera con l’arrivo al porto di Pozzallo a bordo della nave Diciotti della Guardia Costiera, da dove i migranti sono scesi dopo giorni di stallo passati a bordo della nave della marina americana, in un caso che nelle prime ore ha ricordato quello della nave Aquarius.

La Trenton era stata la prima nave intervenuta a soccorrere i migranti naufragati una settimana fa a 20 miglia dalle coste libiche. Sul posto era arrivata anche la ong Sea Watch, chiamata proprio dagli americani per il trasbordo dei superstiti. Un’operazione che però i volontari non avevano potuto effettuare perché la centrale operativa di Roma, che aveva informato le due navi “di non essere coinvolta né di coordinare il caso in questione”, non aveva ancora assegnato alla ong un “porto sicuro ragionevolmente vicino”, aveva detto un collaboratore di SeaWatch.

La Trenton, a quel punto, è rimasta al largo della Libia per giorni prima di poter trasferire le persone salvate sulla Diciotti, che intanto ha continuato a caricare altri migranti salvati in mare dai mercantili ed è arrivata a Pozzallo martedì con 509 migranti. “Sulla nave Usa ci hanno trattati bene e non abbiamo avuto problemi neppure sulla Diciotti – spiegano i superstiti – anche se il viaggio ci è sembrato lunghissimo perché volevamo arrivare presto a terra, in un porto sicuro italiano“.

In un primo momento si era parlato di 12 vittime, perché gli americani avevano fatto riferimenti ai corpi che erano stati visti galleggiare e che si era pensato fossero stati lasciati in mare per mancanza di celle frigorifere a bordo. Una dinamica poi smentita da tutti, compresa la Marina Usa, che ha raccontato di non aver mai caricato i cadaveri e di non averli più trovati dopo aver dato la precedenza al soccorso dei migranti che stavano chiedendo aiuto.

Tra i sopravvissuti ci sono anche familiari di alcune vittime, come tre sorelle di due nigeriane annegate nel Mediterraneo. “Non abbiamo potuto fare niente per poterle salvare”,  ripetono ancora commosse e tra lacrime di disperazione ai volontari di InterSos, associazione non governativa che ha personale a bordo della Diciotti. Secondo quanto riferito ai volontari, “i soccorsi della nave Trenton sono stati tempestivi”, i militari statunitensi “hanno fatto il possibile per salvarci tutti”.

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TGCOM24 | 20.06.2018

Ragusa, la nave Diciotti è approdata nel porto di Pozzallo: 509 migranti sbarcati

A bordo anche 30 donne incinte. „Lʼassegnazione di un porto sicuro è un imperativo umanitario urgente“, afferma lʼUnhcr

Sono sbarcati nella notte a Pozzallo i 509 migranti che erano a bordo della nave Diciotti, arrivata nel porto del Ragusano dopo sette giorni di navigazione in mare. Le prime a scendere sono state 30 donne incinte, alcune di loro avevano i figli piccolissimi tra le braccia. A bordo anche i 42 superstiti salvati dall’equipaggio della Trenton, nave della marina Usa, dopo un naufragio al largo delle coste della Libia, in cui risultano disperse 70 persone.

Le condizioni dei sopravvissuti – „Sono stanchi e provati dal lungo tragitto in mare, con condizioni meteo alterne“, afferma un soccorritore. La maggioranza sono donne, poi bambini, molti dei quali non accompagnati, e uomini. Il più piccolo ha pochi mesi. Dieci di loro hanno avuto bisogno di essere trasbordati da nave Diciotti, prima dell’approdo, con una motovedetta della capitaneria di porto di Pozzallo: sei bambini, tre donne e un ventunenne, perché disidratati e bisognosi di immediate cure mediche. I più piccoli sono stati portati in braccio da volontari della Croce rossa sotto una tenda bianca.

A bordo c’era anche un cadavere e l’ispezione ha accertato che l’uomo, la cui salma è stata portata in obitorio per una esame medico legale, era morto per annegamento. Secondo testimonianze a bordo, era un nigeriano molto malato che viaggiava da solo.

Unhcr: „Porto sicuro è imperativo umanitario urgente“ – „L’assegnazione di un porto sicuro per i migranti soccorsi in mare è un imperativo umanitario urgente e deve avvenire nel più breve tempo possibile, non possono aspettare per giorni in mare“. E‘ l’appello fatto da Marco Rotunno, dell’ufficio comunicazione Unhcr Italia.

Altro naufragio di fronte alle coste della Libia, recuperati sei cadaveri – I corpi di sei migranti sono stati recuperati sulle coste libiche all’altezza di Gianzur, una ventina di chilometri a ovest di Tripoli. Lo ha reso noto il portavoce della marina libica, Ayob Amr Ghasem, lasciando intendere che si tratta di un nuovo naufragio rispetto a quelli segnalati negli ultimi giorni. „Cinque migranti sono stati salvati e trasferiti all’ospedale di Janzur. Sei corpi sono stati recuperati“, ha scritto il portavoce.

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Il Messaggero | 20.06.2018

Migranti, nuovo naufragio: 6 morti. Almeno 70 vittime nella strage del gommone spezzato

«Il gommone all’improvviso si è bucato nel mezzo e si è spezzato in due… è stata la fine..». È il racconto disperato e concorde dei 42 migranti superstiti salvati la settimana scorsa da un naufragio dalla nave Trenton, della marina militare Usa, al largo della Libia. Le vittime del naufragio sarebbero almeno 70. A bordo c’erano oltre 110 persone. Tra i morti, oltre allo scafista, anche una donna incinta e una giovane mamma con la sua neonata. Lo rivela Lucilla Garufi di InterSos, che viaggia a bordo di Nave Diciotti della Guardia costiera italiana, sbarcata ieri a Pozzallo con 509 migranti, nell’ambito del progetto Unicef della ong italiana. Altri sei corpi di migranti sono stati recuperati sulle coste libiche all’altezza di Gianzur, una ventina di chilometri a ovest di Tripoli. Lo ha segnalato con un messaggio all’ANSA il portavoce della Marina libica, Ayob Amr Ghasem, lasciando intendere che si tratta di un nuovo naufragio rispetto a quelli segnalati negli ultimi giorni.

La strage del gommone spezzato. I sopravvissuti, tra cui i familiari di alcune vittime, come tre sorelle di due nigeriane annegate fra i flutti del mar Mediterraneo, ricostruiscono il loro dramma con i volontari di Interos, associazione non governativa che ha personale a bordo di nave Diciotti. «Non abbiamo potuto fare alcunché per poterle salvare…», ripetono ancora commosse e tra lacrime di disperazione. Ma non sono le sole ad avere perduto un familiare nel naufragio: c’è anche un ragazzo che ha visto scomparire in mare suo fratello. Un dolore che non lo fa parlare ancora, difficile da superare. Sono tra i 42 scesi nella notte da nave Diciotti. Si riconoscono subito dagli altri: stanno insieme, sono smarriti e stanchi dopo un viaggio di sette giorni dopo il salvataggio, e non hanno voglia di parlare. Ma, forse, c’è anche la voglia di mettersi alla spalle l’orrendo viaggio su un gommone, di bassa qualità, che si fora, messo a disposizione da trafficanti senza scrupoli che hanno la garanzia di incassare i soldi comunque vada la traversata: i soldi li prendono in anticipo. Secondo quanto riferito ai volontari di InterSos i «soccorsi della nave Trenton sono stati tempestivi», i militari statunitensi «hanno fatto il possibile per salvarci tutti».

A bordo della Diciotti approdata nella notte a Pozzallo in tutto c’erano quattrocento uomini, 71 donne, 36 minorenni maschi e due minorenni femmine. Le operazioni si sono concluse poco dopo le quattro. Tranne i ricoverati e alcuni casi speciali tutti sono stati condotti nel vicino hotspot presente nello stesso porto del Ragusano. Gli altri dieci prelevati ieri per problemi medici, per la maggior parte per disidratazione, cinque bambini, una bambina, tre donne e un uomo, stanno tutti meglio, compreso quest’ultimo che affetto da bronchite è stato già dimesso dall’ospedale. A bordo, è stato certificato, c’erano complessivamente 6 donne incinte (e non 30 come era stato reso noto prima dello sbarco) che sono state trasferite nell’ospedale di Modica.

Due feriti da arma da fuoco. Un uomo con ustioni da idrocarburi è stato ricoverato in un ospedale di Ragusa. Accertati circa 70 casi si scabbia, che vengono curati in un paio di giorni con farmaci specifici. Tra i migranti anche due uomini con cicatrici di ferite da arma da fuoco: uno a un braccio e l’altro a una gamba. C’è anche un uomo con esiti da frattura con fissatore esterno.

Il cadavere di un uomo. La Diciotti ha portato a Pozzallo anche il cadavere di un uomo morto a bordo del Vos Thalassa, alle 5 del mattino del 16 giugno scorso, dopo l’ennesimo salvataggio compiuto dal mercantile nel Mediterraneo. Era insieme ad altri 33 migranti recuperati da Vos Thalassa. Secondo alcuni testimoni, era un giovane che sembrava molto malato e viaggiava da solo. La Procura di Ragusa sta valutando se disporre l’autopsia o se sarà sufficiente l’esame medico legale esterno per accertare le cause del decesso.

Sei morti in un altro naufragio. «Cinque migranti sono stati salvati e trasferiti all’ospedale di Janzur. Sei corpi sono stati recuperati», ha scritto il portavoce. «È stata ricevuta un’informazione su un’imbarcazione che trasportava migranti al largo di Janzur. In seguito si é scoperto che il gommone era affondato e i corpi di sei migranti erano stati spinti sulla costa», ha precisato inoltre il portavoce all’agenzia Xinhua. «Non sappiamo quanti migranti fossero a bordo», ha detto ancora Ghasem all’agenzia cinese, ipotizzando che il naufragio sia avvenuto lunedì o martedì dato che i corpi non sono decomposti.

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