02. Mai 2017 · Kommentare deaktiviert für „Life in Greece’s Elliniko refugee camp“ – Fotos · Kategorien: Griechenland · Tags: ,

Al Jazeera | 02.05.2017

Elliniko Camp

More than 62,000 refugees and migrants have been stuck in Greece since borders closed across the Balkans in March 2016.

Elliniko, Greece – Wet clothes were draped from the chain-link fence spanning the perimeter of the dilapidated airport hangar now being used to house hundreds of refugees and migrants, mostly Afghans, on an April afternoon.

A pair of young boys hit a volleyball back and forth in the rubbish-ridden car park, playing a seemingly endless game with neither a score nor a net.

Most of Elliniko’s residents live in tents inside the domestic arrivals terminal, or in a pair of deserted Olympic sports stadiums behind the out-of-business airport on the outskirts of the Greek capital, Athens.

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01. Mai 2017 · Kommentare deaktiviert für „26 photos that show the US-Mexico border’s evolution over 100 years“ · Kategorien: andere Länder · Tags: , ,

Business Insider | 29.04.2017

Migrants, including a pregnant woman, wait for inspection to cross the US-Mexico border, circa 1950s.Getty Images

A central promise of Donald Trump’s presidential campaign was a 55-foot-tall, 2,000-mile-long wall that he pledged to build along the US-Mexico border. Now, 100 days into his presidency, the Trump administration is trying to figure out how to pay for it.

Earlier this week, White House press secretary Sean Spicer said Trump was still determined to make Mexico foot the wall’s estimated $21.6 billion bill, despite the country’s vow that it will never pay for it. Spicer also said American tax dollars may go toward the wall’s construction.

„The wall’s going to get built, folks,“ Trump reiterated on April 25.

The goal of establishing a firm boundary to separate the US from Mexico is nothing new. American presidential administrations have been tightening security along the border for around a century.

Though the divide was formally established in 1824, the US didn’t launch its official Border Patrol until 1924. Inspection and holding stations were created after that, followed by the construction of miles of fences with barbed wire and steel barriers over the next few decades.

Take a look back at the history of the US-Mexico border below. […]

16. April 2017 · Kommentare deaktiviert für Migranti, 700 sbarchi in Calabria. Msf: “Sui corpi i segni delle guerre”. Ong: “Annegati in 20 nel Canale di Sicilia”- FOTO · Kategorien: Italien, Mittelmeer · Tags: , , ,

Il Fatto Quotidiano | 16.04.2017

Arrivata a Reggio Calabria della nave „Vos Prudence“: a bordo c’erano 649 profughi. Moltissimi sono subsahariani, ma anche di origine asiatica, dal Pakistan e dal Bangladesh. Sarebbero invece almeno 20 le persone annegate al largo delle coste della Libia, mentre cercavano di raggiungere l’Europa. A l’equipaggio della Moas, una ong con sede a Malta

Ferite d’arma da fuoco, torture e maltrattamenti. Per la prima volta sui corpi di migranti sbarcati sulle coste italiane si cominciano a vedere “i segni delle guerre“. Lo racconta Michele Trainiti, responsabile del soccorso e della ricerca in mare di Medici senza frontiere, dopo l’arrivo a Reggio Calabria della nave “Vos Prudence“: a bordo c’erano 649 profughi. Moltissimi sono subsahariani, ma anche di origine asiatica, dal Pakistan e dal Bangladesh. Quasi in contemporanea, sul litorale di Melito Porto Salvo, sono sbarcati 89 migranti, molti dei quali di origine siriana. Sul posto sono intervenuti i carabinieri mentre da Reggio la prefettura, che aveva allestito il punto di fotosegnalamento e identificazione sulla banchina del porto, ha inviato due pullman per prelevare anche il secondo gruppo di migranti. Ad accogliere i profughi anche il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà, il procuratore generale Luciano Gerardis, l’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini. Alcuni migranti feriti sono stati affidati alle cure dei sanitari, così come una donna incinta.

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09. März 2017 · Kommentare deaktiviert für Fotoreportage: Schließung der Balkanroute vor einem Jahr · Kategorien: Balkanroute, Griechenland, Mazedonien · Tags:

NZZ | 09.03.2017

Vor einem Jahr schloss Mazedonien seine Südgrenze. Die Flüchtlinge in der Grenzstadt Idomeni sassen fest. Dann wurde das Lager geräumt. Ein Rückblick.

1/29: Im Februar 2016 strandeten in Griechenland immer mehr Flüchtlinge, die auf der Balkanroute nicht mehr weiter kamen. Mazedonien hatte die Grenze für Migranten, die nicht aus Syrien oder Irak stammten, geschlossen (23.2.2016). (Bild: Marko Djurica / Reuters)

08. März 2017 · Kommentare deaktiviert für „Mauer zu Mexiko: Leben an der Grenze“ – Fotos · Kategorien: andere Länder · Tags: , ,

Zeit Online | 07.03.2017

Wie ist es dort, wo Donald Trump eine Mauer bauen will? Drei Fotografen fuhren die US-mexikanische Grenze entlang – wo teils schon ein Metallzaun Menschen trennt.

Der Grenzzaun durchschneidet im Südosten Kaliforniens die imposanten Algodones-Dünen. © Jim Watson/AFP/Getty Images

Vom Pazifik bis zum Golf von Mexiko: Die Grenze zwischen den USA und Mexiko verläuft rund 2.000 Meilen lang quer über den Kontinent. US-Präsident Trump will an ihr entlang eine Mauer hochziehen, aber an vielen Stellen steht schon ein Grenzzaun. Das zeigen die Bilder von Jim Watson, Yuri Cortez und Guillermo Arias. Die drei Fotografen der Nachrichtenagentur AFP fuhren Mitte Februar die Grenze zehn Tage lang auf beiden Seiten ab.

05. März 2017 · Kommentare deaktiviert für „Irak: Völlig erschöpft durch die Wüste“ – Fotos · Kategorien: andere Länder · Tags:

Zeit Online | 04.03.2017

Die Kämpfe zwischen dem IS und der irakischen Armee vertreiben Zehntausende Menschen aus dem Westen Mossuls. Bilder einer extrem beschwerlichen Flucht

Die meisten Menschen haben nur wenige Habseligkeiten mitgenommen. © Aris Messinis/AFP/Getty Images

Zahlreiche Bewohner von Westmossul sind vor den erbitterten Kämpfen aus der Stadt geflohen. Seit vergangener Woche seien 30.000 Menschen in den UN-Auffanglagern angekommen, darunter 15.000 Kinder, teilte das UN-Kinderhilfswerk Unicef mit. Die Menschen berichteten von schweren Kämpfen. Mossul ist die letzte größere Stadt im Irak, in der sich IS-Kämpfer verschanzen. Die irakische Armee hat eine Offensive begonnen, um sie zu vertreiben.

26. Februar 2017 · Kommentare deaktiviert für „Palermo: dalla Siem Pilot sbarcano mille migranti, anche un neonato“ – Fotos · Kategorien: Italien, Libyen · Tags: , , ,

La Repubblica | 25.02.2017

Maxi sbarco di migranti nel porto di Palermo, dove è giunta la nave norvegese Siem Pilot con a bordo 993 profughi. Tra di loro anche 100 donne e 136 minori, soccorsi nel canale di Sicilia. Le prime cure sono state prestate ad un neonato, dato alla luce ieri sera a bordo della nave. Il piccolo sta bene e pesa circa 3 chili. Si chiama Destiny Seabear, come le due scialuppe di salvataggio impegnate nel soccorso della mamma. A coordinare la macchina dell’accoglienza la Prefettura, con personale del Comune, medici dell’Asp, personale della Caritas e della Croce Rossa. (Foto Igor Peyx)

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Il Fatto Quotidiano | 25.05.2017

Nel porto del capoluogo siciliano sono stati trasportati da una nave norvegese 657 uomini, 100 donne e 136 minori. „Il bimbo sta bene, pesa 2,2 chili e si trova nell’ospedale Ingrassia“ ha detto il direttore dell’Azienda sanitaria provinciale, Antonio Candela. Il bambino è stato chiamato Seabear, orso di mare, come una delle due scialuppe di salvataggio utilizzate nell’operazione. Ministro Lorenzin va a trovare mamma e figlio

Sono 993 i migranti arrivati questa mattina nel porto di Palermo. Una nave norvegese, Siem Pilot, ha portato in salvo 657 uomini, 100 donne e 136 minori dal canale di Sicilia al capoluogo siciliano. C’è anche un bambino, nato a bordo della nave. “Il bimbo sta bene, pesa 2,2 chili e si trova nell’ospedale Ingrassia di Palermo dove ha ricevuto le prime cure – spiega il direttore dell’Asp di Palermo, Antonio Candela – Per tutti i migranti le condizioni di salute sono buone, ci sono stati solo sette ricoveri per patologie minori”.

Il piccolo e la madre sono in buone condizioni di salute. Il bambino nato da poche ore è stato chiamato Seabear, orso di mare, come una delle due scialuppe di salvataggio dell’imbarcazione. La task-force coordinata dalla Prefettura palermitana sta provvedendo ad accogliere e prendere in carico i migranti. Sul molo Puntone ci sono anche i finanzieri e gli agenti della Squadra Mobile per individuare eventuali scafisti. “I flussi di migranti stanno aumentando anche a causa delle instabilità sempre più forti nell’aria mediorientale e africana. Cosa che comporta una assunzione di responsabilità”. Lo ha detto ai cronisti Beatrice Lorenzin che ha fatto visita alla mamma e al piccolo nato ieri. “L’Italia sta facendo la sua parte ma non può farla da sola – ha aggiunto il ministro della Salute – Serve uno sforzo europeo e nel frattempo bisogna fare in modo che le persone non muoiano”.

Nel porto di Reggio Calabria è arrivato invece il rimorchiatore Golfo Azzurro con a bordo 324 migranti prevalentemente proveniente da paesi sub-sahariani. Il gruppo è composto da 270 uomini, 16 donne, due bambini piccoli e 36 minori non accompagnati. Ad attenderli il dispositivo di accoglienza coordinato dalla Prefettura di Reggio Calabria. Prima della fotosegnalazione e dell’identificazione ad opera del personale dell’Ufficio immigrazione della Questura, i migranti sono stati visitati dai medici del servizio “medicina di frontiere” e del 118. Riscontrati numerosi casi di scabbia, immediatamente trattati nell’unità mobile di decontaminazione allestita dalla Protezione civile, disturbi gastroenterici. Alcuni dei migranti, inoltre, avevano ferite agli arti inferiori provocate dalle concitate operazioni di trasbordo da un natante all’altro. Due donne risultano in stato di gravidanza. Le loro condizioni sono buone.

23. Februar 2017 · Kommentare deaktiviert für „Garian, viaggio al termine dell’umanità“ · Kategorien: Libyen · Tags:

L’Espresso | 22.02.2017

di ALESSIO ROMENZI per L’UNICEF

Nel centro-lager di Garian

Nel centro di detenzione di Garian in Libia

Siamo entrati in uno dei 30 centri allestiti in Libia per rinchiudere i clandestini. Gabbie di lamiera in cui vivono 1.400 migranti trattati come animali. «Fateci uscire di qui, stiamo morendo»

«Se non mi pagano, uno di questi giorni smetto di fare il mio lavoro. Apro i lucchetti, apro le grate e i cancelli e faccio uscire tutti i migranti». Ibrahim ha trent’anni, è una guardia carceraria. Lavora per il ministero dell’Interno libico, nella sezione anti immigrazione clandestina. Il suo compito è sorvegliare uno dei centri di detenzione affollati di migranti che per la legge libica sono considerati clandestini. Ibrahim non riceve lo stipendio da quattordici mesi, tre dei suoi cinque fratelli sono rimasti invalidi durante la recente offensiva per liberare Sirte dall’occupazione dell’Isis ma il ministero della Difesa non ha soldi per risarcire le famiglie dei danni subiti in guerra e lui deve prendersi cura di tutti. «Non abbiamo più soldi, come pretendono che io faccia bene il mio lavoro se non mi pagano? Questa gente è solo un problema per noi, un giorno di questi li faccio uscire così tornano nelle mani dei trafficanti, che se ne occupino loro» dice, mentre apre uno dei lucchetti del cancello all’entrata dell’edificio.

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20. Februar 2017 · Kommentare deaktiviert für „Search and rescue in the Mediterranean – in pictures“ · Kategorien: Mittelmeer · Tags: ,

The Guardian | 19.02.2017

Photographer David Ramos was onboard the rescue vessel Golfo Azzurro, operated by the Spanish NGO Proactiva Open Arms which provides assistance to refugees and migrants in distress at sea

15. Februar 2017 · Kommentare deaktiviert für „Grenze zu Mexiko : Am Zaun des Todes“ · Kategorien: andere Länder · Tags: ,

Zeit Online | 14.02.2017

In der Grenzwüste zu Mexiko sterben fast täglich Migranten, selbst Trump-Wähler sind gegen die Mauer. Viele Bewohner ziehen weg, einige helfen den Menschen aus dem Süden.

Von Christina Felschen, Arizona

Wer Jim und Sue Chilten auf ihrer Ranch besucht, blickt zuerst in die Augen eines Berglöwen. Ein elegantes Tier, die Beine ausgestreckt wie im Sprung. Doch der Puma springt nicht mehr, er dekoriert das Foyer seiner Jäger. „Er hat uns Vieh im Wert von 20.000 Dollar gestohlen“, sagt Sue und lacht: „Das war sein Todesurteil.“

Jim und Sue Chilten wohnen in Arivaca, Arizona, zehn Meilen von der mexikanischen Grenze entfernt. Hier gilt das Recht des Stärkeren, und die Stärkeren sind im Zweifelsfall die beiden Rancher. Auf einem Hügel inmitten ihrer 20.000-Hektar-Farm haben sie sich ein Imperium errichtet. An den Wänden des Flurs bewahren sie Trophäen und Familienfotos auf, antike Indianerwerkzeuge, die sie bei Bauarbeiten gefunden haben. Von einer Rundhalle aus lässt sich die Wüste von Sonora überblicken – vom Baboquivari, dem heiligen Berg der Tohono O’odham, bis zur mexikanischen Grenze. Dorthin blicken die Chiltens mit besonderer Wachsamkeit.

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