Angesichts des Zusammenbruchs der sogenannten libyschen Küstenwache längs des Abschnitts Tripolis – Zawiya und angesichts des fortschreitenden Kollapses der „Einheitsregierung“ unter Sarraj in Tripolis verhandelt Italien mit Milizen des Warlords Haftars, die weite Teile Ost-Libyens und einige Oasenstädte in Süd-Libyen kontrollieren. Neben der Migrationsbekämpfung geht es Italien um die Sicherung der Interessen des italienischen Petrokonzerns ENI. Im gerade veröffentlichten UN-Report weisen Experten darauf hin, dass Italien offensichtlich schon länger diejenigen Haftar-Milizen finanziell unterstützt, die im Osten und Süden Libyens Flüchtlingsinternierungslager betreiben und als Trafficker ihr Geld verdienen. Der UN-Bericht weist auf die gefährliche Parallele zur italienischen „Umrüstung“ der Zawiya-Milizen zur sogenannten libyschen Küstenwache hin.

[…] Anche uomini di Haftar coinvolti nel traffico di uomini –La fotografia della situazione dei migranti è sempre tragicamente la stessa. Denunciava l’Unhcr in un comunicato di due giorni fa che ci sono trafficanti “che si travestono da operatori umanitari”. Ma da quanto scrive il Panel di esperti la novità più importante riguarda i gruppi coinvolti nei traffici, non solo milizie legate al governo Serraj, ma anche all’Esercito nazionale libico (Enl): l’armata del generale Khalifa Haftar. Il gruppo armato Awliya’ al-Damm, affiliato ad Haftar, gestisce un centro di detenzione all’interno dell’ex carcere militare di Abu Hudaymah, nella periferia di Bengasi. I comandanti del centro, secondo l’Onu, sarebbero uomini di Mahmud al-Warfalli, uno dei fedelissimi di Haftar. Al-Warfalli è sotto processo dal 15 agosto 2017 alla Corte penale internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità. Non è l’unico centro illegale di questo genere secondo i testimoni intervistati dall’Onu, che però non sono stati in grado di localizzare altre strutture. A Kufra, lungo il confine tra libico con Egitto, Sudan, Chad e Libia, il battaglione Sabul al Salam dell’Esercito di Haftar starebbe invece gestendo gli ingressi dei migranti lungo le rotte del deserto. Come nel caso della Guardia costiera libica a Zawiya, gli stessi pagati per fermare il traffico di migranti, ne sarebbero i principali promotori. Secondo precedenti informazioni raccolte dal Panel dell’Onu a luglio 2017, gli ingressi da questa rotta – all’epoca tra gli 800 e i mille al giorno – costerebbero 10mila dinari al giorno, via pickup. I migranti vengono poi condotti al campo Qarryat, dove si sono registrate torture e violazioni dei diritti umani ad opera della Brigata 432 dell’Eln. […]

Il Fatto Quotidiano | 12.09.2018