Bei einem Zwischenstopp in Rom hat die italienische Innenministerin Luciana Lamorgeseihrem französischen Kollegen den Vorschlag unterbreitet, dass Italien Schiffe und Flugzeuge vor der tunesischen Küste positioniert, um der tunesischen Küstenwache Boote mit Migrant*innen zu signalisieren. Deren Aufgabe wäre es dann, die Boote zu stoppen und die Boat-people nach Tunesien zurückzubringen. So setzt sich Italien nicht dem Vorwurf rechtswidriger Push-Backs aus. Den neuen Vorschlag rechtfertigt Lamorgese vor dem Hintergrund des Anschlags von Nizza mit der Notwendigkeit, potentiellen Terroristen die Einreise nach Europa zu verwehren.

Europa. Il piano, approvato dalla Francia, messo a punto dal Viminale anche in funzione antiterrorismo. Brigate italo-francesi ai confini

CARLO LANIA

Navi e aerei italiani posizionati nelle acque di fronte alla Tunisia per intercettare i barchini con i migranti. L’idea è stata messa a punto dal Viminale e illustrata ieri dalla ministra Luciana Lamorgese al collega francese Gerald Darmanin, che ha fatto tappa a Roma prima di partire per un viaggio nei Paesi del Maghreb. Se Tunisi darà il via libera, i nostri mezzi sosteranno in acque internazionali e avranno il compito di intercettare i natanti che partono dal Paese nordafricano diretti verso l’Italia, segnalandoli alle autorità tunisine che si muoveranno per bloccarli e riportarli indietro. Di fatto la Guardia costiera tunisina è chiamata a fare lo stesso lavoro che da anni svolge la cosiddetta Guardia costiera libica con i disperati che partono da quel Paese. In questo modo l’Italia e l’Europa potranno affermare di non effettuare i respingimenti vietati dal diritto internazionale, avendo delegato ad altri il compito di riportare indietro i migranti.

A peggiorare le cose, c’è poi il fatto che il nuovo piano viene giustificato anche con la necessità di fermare eventuali terroristi diretti in Europa, specie dopo i recenti attentati di Nizza (l’autore della strage alla Basilica di Notre Dame era sbarcato a Lampedusa lo scorso mese di settembre) e Vienna. Misure che però, ancora una volta, rischiano di colpire solo chi cerca un futuro migliore, visto che chi è intenzionato a portare il terrore in una capitale europea spesso non ha neanche bisogno di attraversare il Mediterraneo. E’ stato lo stesso Darmanin ad ammettere infatti come il più delle volte il pericolo lo abbiamo già in casa: «Su trenta terroristi che hanno colpito negli ultimi anni, 22 erano francesi», ha spiegato il ministro.

Ancora una volta l’Europa mette quindi assieme l’immigrazione irregolare con il terrorismo, un’equazione che già in passato ha dimostrato di non funzionare. Il compito di spiegare al governo tunisino il piano italiano (fatto proprio anche da Parigi) spetta proprio a Darmanin volato nel pomeriggio nel Paese nordafricano dove ha incontrato il presidente Kais Saied.

Alla Tunisia, ma anche all’Algeria, dove arriverà oggi, il ministro chiede maggiore collaborazione per i rimpatrio di una serie di soggetti radicalizzati, ma anche un via libera politico che permetterebbe alle navi e agli aerei italiani di collaborare in maniera più stretta con la marina tunisina. In cambio, va da sé, c’è la promessa di aiuti europei all’economia tunisina messa ulteriormente in difficoltà dalla pandemia di Coronavirus. Aiuti che Bruxelles vorrebbe negoziare con i Paesi di origine dei migranti in cambio di una maggiore collaborazione nei rimpatri. «Serve una road map che negozi gli accordi di riammissione con i principali Paesi africani che ancora che ancora non si sono attivati», ha spiegato Lamorgese al temine del vertice con Darmanin.

La collaborazione tra Italia e Francia nel controllo delle frontiere non riguarda però solo quelle marittime. Presto partirà infatti una sperimentazione di sei mesi durante i quali Brigate miste formate da poliziotti italiani e francesi controlleranno i confini tra i due Paesi con l’apertura a Bardonecchia di un ufficio della polizia di frontiera. «Non si chiudono le frontiere», ha voluto specificare Darmanin. «La libera circolazione, gli scambi commerciali sono garantiti, la lotta è contro il terrorismo e l’immigrazione clandestina».

Tutto questo in attesa di una revisione di Schengen come chiesto nei giorni scorsi dal presidente Macron e che a Bruxelles hanno già inserito nel calendario dei lavori dell’Unione. L’appuntamento è fissato per i primi di dicembre quando la Commissione europea lancerà il primo forum per rimettere mano al trattato sulla libera circolazione.

Intanto su tutte le rotte marine si continua a viaggiare e purtroppo anche a morire. Stando a quanto denunciato dalle organizzazioni umanitarie circa 800 persone sono morte in una settimana tentando di raggiungere la Spagna, mentre nel Mediterraneo centrale continuano gli sbarchi sull’isola di Lampedusa. Ieri sono arrivati in tutto 206 migranti, tutti trasferiti nell’hotspot di contrada Imbriacola di nuovo sovraffollato con 1.306 persone.

Il Manifesto | 07.11.2020

„Navi e aerei davanti la Tunisia per fermare le barche dei migranti“

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