Acht Nichtregierungsorganisationen, darunter Sea Watch, Proactiva Open Arms, Ärzte ohne Grenzen, Mediterranea – Saving Humans und Sos Mediterranée, haben ein Komitee zur Verteidigung des Rechts auf Seenotrettung gegründet, dem sich Jurist*innen und Universitätsdozent*innen in Italien angeschlossen haben. Die beiden zentralen Aufgaben des Komitees sind die Wiederherstellung der Kommunikation mit den italienischen, aber auch europäischen Behörden sowie die Unterstützung der zivilen Seenotrettung, damit die Öffentlichkeit versteht, dass die Rettung von Menschen in Seenot nicht nur eine Pflicht, sondern auch ein Recht ist.

Un comitato per difendere il diritto di soccorso in mare

Salvano vite, ma da troppo tempo vengono viste con sospetto, addirittura additate come presunte complici dei trafficanti di uomini. Eppure sono in mare tutti i giorni a rischiare la propria pelle per salvare quella degli altri. Anzi vorrebbero essere lì, nel Mediterraneo, e non possono esserci perché quasi tutte le navi delle ong sono bloccate nei porti con i pretesti più assurdi, come quello, ad esempio, di avere a bordo troppi giubbetti di salvataggio.

«Il principio di soccorso in mare è messo pesantemente in discussione», ha spiegato qualche giorno fa il presidente dell’Associazione A buon diritto, Luigi Manconi, ai membri della commissione Affari costituzionali della Camera. «Per noi costituisce un fondamento di civiltà giuridica e la base costitutiva di tutti gli altri diritti, mentre oggi viene svalutato e sottoposto ad attacchi che lo rendono assimilabile a un comportamento illegale e sanzionato anche penalmente».

«Il danno principale – ha aggiunto nella stessa occasione il giurista Luigi Ferrajoli – è il fatto che punire un comportamento non soltanto virtuoso ma doveroso, equivale a produrre un abbassamento del senso morale della cultura di massa». Per poi concludere: «Le stragi del mare saranno ricordate come una colpa imperdonabile, perché potevano essere evitate».

Proprio nel tentativo di ridurre il danno, provare a contrastare l’abbassamento del senso morale della società di cui parla Ferrajoli, otto organizzazione non governative (Sea Watch, Proactiva Open Arms, Medici senza frontiere. Mediterranea – Saving Humans, Sos Mediterranée, Emergency e ResQ) hanno dato vita a un Comitato per il diritto al soccorso al quale hanno aderito anche Aita Mari e Sea Eye. A far parte del comitato, oltre a Manconi e Ferrajoli, sono state chiamate personalità come Vittorio Alessandro, Francesca De Vittor, Paola Gaeta. Federica Resta, Armando Spataro, Sandro Veronesi e Vladimiro Zagrebelsky.

Sembra un paradosso ma in Italia, e in Europa, servono dei garanti per tutelare il lavoro di chi salva quanti si trovano in pericolo. Come si è potuto arrivare a un punto simile? «Dopo la campagna denigratoria cominciata nel 2016, abbiamo avuto fasi alterne nei rapporti con le autorità, ma non è mai venuta meno una forma di sospetto, di pregiudizio nei confronti delle attività delle ong», risponde Marco Bertotto, responsabile advocacy di Medici senza frontiere. «Abbiamo capito allora di essere stati messi in un angolo. Nasce così l’idea che, pur senza arretrare un centimetro rispetto al diritto/dovere di salvare chi si trova in difficoltà, abbiamo pensato di proporre a una serie di personalità la costituzione di un comitato». […]

Il Manifesto | 14.11.2020

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„C’è un diritto al soccorso. Serve una mobilitazione“

La nascita di un comitato per il ripristino dei Diritti umani in mare contiene in sé una pessima notizia. Perché vuol dire che le radici europee sono state contaminate, e adesso occorre sensibilizzare l’opinione pubblica per sollecitare, ad esempio, «il ripristino di un efficace sistema istituzionale di ricerca e soccorso».

Non è solo un problema di salvataggi mancati. Ma di prospettiva comune. Dalla fine del 2016 le organizzazioni umanitarie impegnate nel soccorso in mare sono il bersaglio «di un’aggressiva campagna di delegittimazione. Subiscono attacchi strumentali e accuse infamanti; sono state oggetto di procedimenti giudiziari che non hanno fornito alcuna evidenza di comportamenti illeciti e si sono tutti conclusi con l’archiviazione in fase preliminare».

Lo ricorda una nota con cui viene spiegata l’istituzione di un “Comitato per il diritto al soccorso”. Ne fanno parte l’ammiraglio Vittorio Alessandro, e poi giuristi, ex magistrati, docenti universitari come Francesca De Vittor, Luigi Ferrajoli, Paola Gaeta, Armando Spataro, Federica Resta, Luigi Manconi, Vladimiro Zagrebelsky e lo scrittore Sandro Veronesi. Sono coinvolte Sea–Watch, Proactiva Open Arms, Medici Senza Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Sos Méditerranée, Emergency e ResQ. […]

Avvenire | 14.11.2020

Italien: Komitee zur Verteidigung des Rechts auf Seenotrettung gegründet

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