Il Giornale hat am vergangenen Mittwoch ein Interview mit Abdelbari Abujela geführt, dem Kommandant der sog. libyschen Küstenwache in Tripolis, dem auch die von Italien geschenkten Patrouillenboote unterstehen. Nach Ausbruch der Kämpfe vor knapp zwei Wochen sei im Hafen von Tripolis und der Hauptstadt die Infrastruktur zur Aufnahme verhafteter Boat-people zusammengebrochen, so dass ein libysches Patrouillenschiff 270 aufgebrachte Boat-people bis in die Nachbarstadt Al Khoms habe bringen müssen. Die Aufnahme-, Verteilungs- und Lagerverwaltung in und um Tripolis habe sich aufgelöst. Anschließend seien die Reste der sog. libyschen Küstenwache in die Milizenkämpfe im Süden der Hauptstadt verwickelt gewesen, d.i. weitab der Küste. Sodann sei angesichts der zahlreichen Check-points kein Durchkommen mehr bis zur Küste oder gar zum Hafen gewesen.

«Nei giorni dei combattimenti le motovedette sono rimaste ferme in porto. Oggi (ieri per chi legge, nda) sto cercando di far salpare una nostra unità da Tripoli, ma se gli scontri riprendessero i trafficanti di uomini ne approfitteranno mandando in mare sempre più migranti» spiega al telefono al Giornale da Tripoli il comandante Abdelbari Abujela. L’ufficiale libico coordina le operazioni delle unità della Guardia costiera, comprese le motovedette donate dall’Italia. […] E ieri ha denunciato sui social media che «abbiamo dovuto rispondere degli attacchi indiscriminati» alle postazioni conquistate nella zona meridionale della capitale. […] «Il problema durante i combattimenti è che i membri dei nostri equipaggi non riuscivano a raggiungere la base navale a Tripoli a causa dei posti di blocco e degli scontri alle porte della città» sottolinea il comandante libico. […] L’altro ostacolo provocato dal caos nella capitale è stata la dissoluzione del personale a terra, che accoglieva i migranti intercettati in mare e degli agenti del Dipartimento dell’Immigrazione che li trasferiscono ai centri di detenzione. «All’inizio degli scontri abbiamo soccorso in mare circa 270 migranti su due gommoni – spiega l’ufficiale della Guardia costiera -. Non c’era nessuno a prenderli a Tripoli e abbiamo dovuto allungare la rotta fino ad Al Khoms, molto più a Est».

Il Giornale | 06.09.2018